Un anniversario: Thomas Sankara, 21/12/1949- 15/10/1987

Thomas Sankara a légué aux générations futures la verve et l’énergie de l’espoir, l’emblème de la probité et la conscience historique de l’inaliénabilité de la lutte contre toutes oppressions.
TS ha lasciato alle future generazioni la vivacità e l’energia della speranza, l’emblema della probità e la coscienza storica dell’inalienabilità della lotta contro ogni oppressione.

Così sul sito web a lui dedicato.
Presidente dell’Alto Volta dal 1983 al 1987, da lui ribatezzato Burkina Faso (Paese degli uomini integri), riuscì fare del suo piccolo Paese un esempio per le altre nazioni africane e divenire lui stesso un’icona della lotta antimperialista.
Il 15 ottobre 1987, a 38 anni, Thomas Sankara venne ucciso durante un colpo di stato organizzato dall’attuale presidente burkinabé, Blaise Campaoré, con il compiacente appoggio di Francia e Stati Uniti.

Non c’è salvezza per il nostro popolo se non voltiamo completamente le spalle a tutti i modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di venderci per anni

Per l’imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità.

Parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel.

Nei due video che seguono, il famoso “discorso sul debito” che Sankara tenne nel luglio 1987 alla conferenza dell’Organizzazione dell’Unione Africana ad Addis Abeba, che gli valse l’inimicizia di Francia e USA e la sua eliminazione poco dopo. Thomas Sankara sapeva benissimo cosa stava rischiando nel sostenere l’inesigibilità del debito, tanto che chiese all’Assemblea di adottare una linea comune “per evitare che ci assassinino individualmente. Se il Burkina Faso rifiuta da solo il pagamento del debito, alla prossima conferenza io non sarò più qui”. (cfr secondo video, minuto 4).
Tre mesi dopo veniva assassinato.

Discorso sul debito, parte 1

Discorso sul debito, parte 2

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4 risposte a Un anniversario: Thomas Sankara, 21/12/1949- 15/10/1987

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. grandebeltazor ha detto:

    “Riconoscendoci parte del Terzo mondo vuol dire, parafrasando José Martí, “affermare che sentiamo sulla nostra guancia ogni schiaffo inflitto contro ciascun essere umano ovunque nel mondo”. Finora abbiamo porto l’altra guancia, gli schiaffi sono stati raddoppiati. Ma il cuore del cattivo non si è ammorbidito. Hanno calpestato le verità del giusto. Hanno tradito la parola di Cristo e trasformato la sua croce in mazza. Si sono rivestiti della sua tunica e poi hanno fatto a pezzi i nostri corpi e le nostre anime. Hanno oscurato il suo messaggio. L’hanno occidentalizzato, mentre per noi aveva un significato di liberazione universale. Ebbene, i nostri occhi si sono aperti alla lotta di classe, non riceveremo più schiaffi. Non c’è salvezza per il nostro popolo se non voltiamo completamente le spalle a tutti i modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di venderci per vent’anni. Non ci sarà salvezza per noi al di fuori da questo rifiuto, né sviluppo fuori da una tale rottura. Tutti quei nuovi “intellettuali” emersi dal loro sonno -risvegliati dalla sollevazione di miliardi di uomini coperti di stracci, atterriti dalla minaccia di questa moltitudine guidata dalla fame che pesa sulla loro digestione- iniziano a riscrivere i propri discorsi, e ancora una volta ansiosamente cercano concetti miracolosi e nuove forme di sviluppo per i nostri paesi. Basta leggere i numerosi atti di innumerevoli forum e seminari per rendersene conto. Non voglio certo ridicolizzare i pazienti sforzi di intellettuali onesti che, avendo gli occhi per vedere, scoprono le terribili conseguenze delle devastazioni che ci hanno imposto i cosiddetti “specialisti” dello sviluppo del Terzo mondo. Il mio timore è che i frutti di tanta energia siano confiscati dai Prospero di tutti i tipi che -con un giro della loro bacchetta magica- ci rimandano in un mondo di schiavitù in abiti moderni. […] Naturalmente incoraggiamo l’aiuto che ci aiuta a superare la necessità di aiuti. Ma in generale, la politica dell’aiuto e dell’assistenza internazionale non ha prodotto altro che disorganizzazione e schiavitù permanente, e ci ha derubati del senso di responsabilità per il nostro territorio economico, politico e culturale. Abbiamo scelto di rischiare nuove vie per giungere ad una maggiore felicità. Abbiamo scelto di applicare nuove tecniche. Stiamo cercando forme organizzative più adatte alla nostra civiltà, respingendo duramente e definitivamente ogni forma di diktat esterno, al fine di creare le condizioni per una dignità pari al nostro valore. Respingere l’idea di una mera sopravvivenza e alleviare le pressioni insostenibili; liberare le campagne dalla paralisi e dalla regressione feudale; democratizzare la nostra società, aprire le nostre anime ad un universo di responsabilità collettiva, per osare inventare l’avvenire.[…] Promettiamo solennemente che d’ora in avanti nulla in Burkina Faso sarà portato avanti senza la partecipazione dei burkinabé. D’ora in avanti, saremo tutti noi a ideare e decidere tutto. Non permetteremo altri attentati al nostro pudore e alla nostra dignità”.
    Thomas Sankara, Parlo in nome di tutti coloro che soffrono in ogni angolo del mondo, New York, 4 ottobre 1984, XXXIX Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in Thomas Sankara. Il presidente ribelle, Manifesto Libri, roma, 1997)

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