Di caute perifrasi, semantici ritocchi, manutenzioni.

Mentre al meeting ciellino il clima di alta devozione e fede della kermesse aveva indotto Mario Monti a vedere la luce…

la più laica atmosfera del Salone del Tessile a Milano lo ha riportato a considerazioni meno fiduciose (vedi qui):

Il governo ha contribuito ad aggravare la congiuntura economica già difficile con i suoi provvedimenti, che però serviranno ad un risanamento e ad una crescita duratura. Si dice che con le nostre decisioni abbiamo contribuito ad aggravare la congiuntura. Certo,  solo uno stolto può pensare che sia possibile incidere in elementi strutturali che pesano da decenni senza provocare nel breve periodo un rallentamento dovuto al calo della domanda. Solo in questo modo si può avere la speranza di avere più in là un risanamento per una crescita duratura”.

I più pignoli potrebbero far notare che la condizione necessaria perché un’economia possa “rallentare” è che sia in crescita. Anche poco, ma che sia in crescita. Riferito ad una economia che arretra da cinque anni (circa 6,5 punti in meno rispetto al 2007, di cui punti 2,5 attribuibili al 2012 – peggiore performance europea), parlare di rallentamento appare semanticamente improprio. Esistono termini più adeguati per descrivere la presente congiuntura: Recessione, Stagnazione, Depressione. Dei tre, l’ultimo sembra essere quello che meglio la fotografa (vedi nota).

L’espressione “calo della domanda” è invece tecnicamente ineccepibile. Nella sua algida neutralità impedisce di evocare ciò che in realtà presuppone: uno stuolo sempre più impressionante di famiglie che hanno ridotto i propri acquisti al minimo indispensabile, e a volte ancor meno, stante i redditi falcidiati da disoccupazione o cassa integrazione e risparmi che – quando ancora sussistono – si vanno assottigliando paurosamente: definibili anche, se vogliamo restare nell’ambito della sobrietà emotiva, persone con stretti vincoli di liquidità (secondo la deliziosa invenzione di Mario Seminerio).
Per molte di tali persone il “breve periodo” si è ampiamente esaurito in questi cinque anni; ma è ovvio che per chi non ha questo tipo di impellenze il concetto può essere dilatato a piacere. Senza contare che nel medio periodo, diceva Keynes, saremo tutti morti.

(Vero è che lo stolto – quello che pensava di incidere in elementi strutturali senza provocare rallentamenti – potrebbe chiedere, magari a ciò stuzzicato dalla vicenda greca, perché diavolo si insiste in misure disastrosamente recessive proprio nel bel pieno del peggior ciclo economico del dopoguerra. Sarebbe la stessa domanda che continuano a fare economisti come Stieglitz e Krugman, ad esempio; e in Italia Piga, Brancaccio, Acocella e tantissimi altri che hanno sottoscritto questo appello fin dal giugno del 2010: un bel manipolo di stolti).

Ma può essere che le veniali libertà semantiche e gli eufemismi tecnici siano una scelta consapevole. Il nostro premier, infatti,  ha recentemente notato che proprio ora che la costruzione europea si perfeziona (proprio ora che viene il bello!) le difficoltà dell’Eurozona fanno emergere “paradossalmente e tristemente” grandi, crescenti e pericolosi fenomeni di rigetto nelle opinioni pubbliche dei vari Paesi, “con tendenze all’antagonismo e populismi che mirano alla disgregazione”.

La descrizione della realtà con perifrasi depotenzianti, allora, va letta come parte di quella strategia di “manipolazione manutenzione psicologica e politica continua” che egli ha recentemente auspicato per contrastare tali fenomeni.

Nota:
Recessione: Periodo di tempo, non inferiore ai sei mesi, durante il quale l’attività economica si riduce, il livello del reddito reale scende, cala l’occupazione e aumenta la disoccupazione. È una fase del ciclo economico che termina con la successiva ripresa, cui segue un periodo più o meno lungo di tempo durante il quale vi è espansione economica, fino alla successiva recessione. Se la recessione si aggrava e diventa permanente, si parla di stagnazione e nei casi più gravi di depressione, per intendere una situazione in cui la ripresa non arriva mai e quindi il reddito non torna a crescere ma resta ai livelli minori cui è sceso, anche l’occupazione non aumenta più e la disoccupazione resta elevata o continua ad aumentare. (Treccani.it)

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8 risposte a Di caute perifrasi, semantici ritocchi, manutenzioni.

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Pingback: Mauro Poggi

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