Napolitano a Cernobbio: alcune annotazioni a margine

Giorni fa, al workshop Ambrosetti, è intervenuto in video-collegamento il Presidente Giorgio Napolitano. Il testo completo dell’intervento è disponibile sul sito del Quirinale. Qui di seguito alcuni brani e i commenti che mi hanno suggerito:

Re-Giorgio espresso

Sull’operato del governo:

…E’ stato in effetti realizzato in tempi straordinariamente serrati – meno di 10 mesi – un densissimo programma di provvedimenti legislativi e amministrativi volti al risanamento della finanza pubblica e all’avvio delle necessarie riforme strutturali. L’Italia ha così rafforzato la sostenibilità della sua situazione finanziaria e riguadagnato credibilità nelle relazioni internazionali e sui mercati.”

In merito  alla credibilità nelle relazioni internazionali niente da dire. Sarebbe stato difficile, dopo aver toccato il fondo berlusconiano, non risalire; nel caso di Monti poi, nominato premier dalla Troika prima ancora che da Napolitano, la credibilità era compresa nel prezzo.
Qualche riserva in più sarebbe da avanzare sulla credibilità riguadagnata nei mercati. A guardare lo spread (un indicatore che ha fatto cadere il precedente governo), si vede che dal picco di 531 punti del 9 gennaio  lo spread è sceso fino al minimo di  280 il 20 marzo, per poi risalire rapidamente sino a mantenersi, da maggio in poi, abbondantemente sopra i 400 punti. A fine agosto era ancora a 451, ed è precipitato di 100 punti solo dopo che Draghi ha sfoderato il bazooka dell’intervento BCE. A riprova che per “avere fiducia” i mercati, più che a politiche di austerità e ai sacrifici dei cittadini (come ha ripetuto fino alla noia Monti), badano a quali strumenti ha una banca centrale per tagliare le gambe alle loro speculazioni. Se fosse vero il contrario, del resto, la Grecia dovrebbe vantare uno spread negativo!

Quanto al densissimo programma che avrebbe rafforzato la sostenibilità della situazione finanziaria, il 10 settembre, irritante come il maltempo durante un week-end, l’Istat ha comunicato i dati sul PIL del secondo trimestre. E non sono incoraggianti:

La spesa delle famiglie sul territorio nazionale nel secondo trimestre 2012 ha registrato un calo del 3,5%.
Rivisto al ribasso il dato sul Pil nel secondo trimestre 2012: il calo è stato dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% nei confronti del secondo trimestre 2011.
Il calo del Pil del 2,6%, registrato nel secondo trimestre 2012 rispetto allo stesso trimestre del 2011, è il dato peggiore dal quarto trimestre 2009.
Nel secondo trimestre del 2012 tutti i grandi comparti di attività economica registrano una diminuzione congiunturale del valore aggiunto: -1,9% per l’agricoltura, -1,6% per l’industria e -0,5% per i servizi.

Per completezza di informazione, vale la pena aggiungere che il debito pubblico era salito al 123,3% del PIL già il primo trimestre (120,1% a fine dicembre 2011). Non ho i dati del secondo trimestre, ma poiché  in termini assoluti il PIL (denominatore) continua a diminuire – per effetto della recessione,   e il debito (numeratore) ad aumentare non foss’altro che per interessi e minori entrate, è umano pensare che a fine 2012 il rapporto sarà superiore al 125%. Una performance che non saranno in molti ad apprezzare.

Sulle elezioni prossime venture:    

Mi si lasci infine aggiungere che non solo in Italia ma in tutte le democrazie governanti in Europa, le più o meno vicine competizioni elettorali presentano incognite ed esiti incerti, per effetto delle difficoltà che in questo tempo di crisi attraversano in ogni paese la politica e la società. Dobbiamo quindi rinnovare tutti la nostra fiducia nel metodo democratico, contare sulla maturità delle nostre opinioni pubbliche, e favorire un sereno svolgimento delle competizioni elettorali garantendo l’affidabilità di ciascun nostro paese negli anni successivi. Mi adopererò perché in Italia venga esplicitamente e largamente condiviso l’impegno a dare seguito e sviluppo a scelte di fondo concertate [sic] in sede europea. I diversi schieramenti politici che si contenderanno il consenso degli elettori possono ben riconoscere la necessità vitale di un loro impegno convergente su quel terreno. Cercherò di sollecitare una tale manifestazione di libera e limpida consapevolezza politica, considerandolo mio dovere, fino al termine del mandato presidenziale.”

Il Capo dello Stato ha un ruolo super partes che – come egli stesso ha dichiarato – si concretizza (o dovrebbe concretizzarsi) in un potere neutro, al di  sopra delle parti, fuori della mischia politica… che è la garanzia di moderazione e di unità nazionale posta consapevolmente nella nostra Costituzione come in altre dell’Occidente democratico.
Il proposito che ha manifestato mi sembra che sia un tantino esorbitante rispetto a questi limiti. Trovo che l’incrollabile fede europeista dell’uomo Napolitano è un problema suo e non dell’istituzione che incarna, e non dovrebbe influenzare il Capo della Stato tanto da indurlo a interferire su orientamenti la cui scelta  appartiene ai partiti, e  tramite il voto – vorrei poterlo credere –  ai cittadini.

Sull’ Europa senza se e senza ma:

Perché allora, più che di moral suasion,  bisognerebbe parlare di propaganda:

Nel necessario intreccio di decisioni con diverse prospettive temporali, hanno da esercitare i loro ruoli – distintamente e in sinergia – i governi nazionali e le istituzioni dell’Unione, dal Parlamento europeo al Consiglio alla Commissione e alla Banca Centrale Europea. Nell’immediato, occorre dare risolutamente attuazione alle deliberazioni del Consiglio Europeo di fine giugno, completare le ratifiche del Meccanismo Europeo di Stabilità e del Fiscal Compact, procedere, previa la prevista imminente verifica, agli interventi necessari per ancorare, fuori di ogni ricorrente dubbio, la Grecia all’Eurozona. In un orizzonte di medio termine, si tratta di assumere nel Consiglio Europeo di dicembre proposte di concretizzazione del rapporto presentato di recente dal Presidente Van Rompuy. Rapporto, com’è noto, rivolto a rafforzare l’architettura e la governance dell’Unione Economica e Monetaria attraverso pacchetti di nuove e più stringenti misure di integrazione nel campo finanziario e bancario, delle politiche di bilancio e delle politiche economiche per la crescita e l’occupazione.
… si decise, all’epoca di Maastricht, di procedere alla creazione dell’Euro senza posporla alla realizzazione dell’Unione politica, ma … vi fu un “tacito impegno di completare l’ordinamento politico”. Ebbene, è venuto il momento di onorare quell’impegno.

Una vera e propria agenda per il governo che verrà, quale che sia.Re Giorgio

Non sono sicuro che la risolutezza con cui Napolitano vorrebbe vedere ratificati e operativi lo SME e il Fiscal Compact corrispondano a una chiara percezione della natura e del costo di questi meccanismi. Qualcuno lo avrà pur informato del fatto che entrambi implicano un’ulteriore alienazione di quella sovranità che dovrebbe subire limitazioni solo in condizioni di parità con gli altri Stati e per finalità di pace e giustizia fra le Nazioni, secondo l’art. 11 della  Costituzione, e di cui il nostro Presidente dovrebbe essere l’arcigno guardiano.
Senza parlare dei costi, che sono da brivido: 125 miliardi il contributo italiano allo SME, ma solo tanto per cominciare; 40 e passa miliardi l’anno, per vent’anni, l’impegno del Fiscal Compact.

Quello che è certo è che non ne sono stati informati i cittadini, la maggior parte dei quali è beatamente ignara di queste bazzecole che segneranno i nostri anni a venire.

Mi piacerebbe a questo punto che Napolitano desse un’occhiata a questo istruttivo post di Fabrizio Tringali su Mainstream, che fa la cronistoria delle tappe che hanno condotto alla moneta unica.
Nel dibattito alla Camera del dicembre 1978 sull’adesione italiana al Sistema Monetario Europeo – racconta Tringali – intervenne un deputato comunista, denunciandone i limiti e le difficoltà implicite in termini che potrebbero benissimo essere espressi oggi nei confronti della moneta unica (la quale,  rispetto allo SME che almeno prevedeva una banda di oscillazione,  ha l’aggravante della totale rigidità):

[riferendosi al vertice di Bruxelles, tenutosi giorni prima, che aveva sancito] “…la conferma di una sostanziale resistenza dei paesi a moneta più forte, della Repubblica federale di Germania, e in modo particolare della banca centrale tedesca, ad assumere impegni effettivi ed a sostenere oneri adeguati per un maggiore equilibrio tra gli andamenti delle monete e delle economie di paesi della Comunità. E così venuto alla luce un equivoco di fondo … di cui l’accordo di Bruxelles ha ribadito la gravità: se cioè il nuovo sistema monetario debba contribuire a garantire un più intenso sviluppo dei paesi più deboli della Comunità, delle economie europee e dell’economia mondiale, o debba servire a garantire il paese a moneta più forte, ferma restando la politica non espansiva della Germania federale e spingendo un paese come l’Italia alla deflazione
Non voglio ripetere le considerazioni… sui motivi che impongono e giustificano un particolare sforzo del nostro paese per conseguire un più alto tasso di crescita, e sul rischio invece che i vincoli del sistema monetario, quale è stato congegnato, producano effetti opposti.
le regole dello SME ci possano portare ad intaccare le nostre riserve e a perdere di competitività, ovvero a richiedere di frequente una modifica del cambio, una svalutazione ufficiale e brusca della lira fino a trovarci nella necessità di adottare drastiche politiche restrittive“…
L
a verità è che forse si è finito per mettere il carro di un accordo monetario davanti ai buoi di un accordo per le economie“.

Il resoconto stenografico della seduta si può trovare qui,  l’intervento inizia a partire dalla pagina 24992. Autore: l’allora cinquantenne onorevole Giorgio Napolitano, proprio colui che così inadeguatamente – a mio avviso – sta oggi impersonando la massima carica dello Stato.

Come osserva Tringali: “La lettura dei dibattito dell’epoca mette in luce quanto fossero prevedibili gli effetti che l’introduzione della rigidità del cambio avrebbe determinato: deflazione, spinta al “rigore”, disoccupazione, depauperamento delle condizioni di vita dei ceti medi e popolari. Essi furono dettagliatamente descritti ben prima della realizzazione concreta dello SME. I ceti dirigenti (dei partiti di maggioranza, di quelli di opposizione, dei sindacati) sapevano. Ed hanno scelto deliberatamente di accettare tutto ciò”.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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10 risposte a Napolitano a Cernobbio: alcune annotazioni a margine

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Quando questa politica aliena da tutto e da tutti, alienata (nel senso di venduta e di mortificata), comincerà a guardare all’economia reale, quella che riguarda ciascuno di noi, anzichè quella macro, forse sarà troppo tardi.
    Quali misure sono state adottate, dai saccenti o dagli ignoranti, per rimetterla in moto?
    Direi meno di zero o pari agli indici che testimoniano una “crescita” (onnipresente solo a parole) che non c’è e, probabilmente, tarderà ancora ad arrivare.

  3. laimpertinente ha detto:

    Eppure Monti non ha dichiarato recentemente che ‘la crescita è dentro di noi’, alla faccia della declamata ‘credibilita’ internazionale del Professore’…

  4. mondeban ha detto:

    Analisi molto interessante che mi trova molto d’accordo. In effetti dopo B. forse molti di noi avrebbero fatto una figura discreta in quanto a serietà, ma se dovessimo misurare l’operato di Monti dai risultati, è stato un disastro, Inutile invocare il solito “eravamo sul baratro e ci ha salvati” che, per carità, è vero, ma con quei provvedimenti, ripeto, eravamo bravi quasi tutti.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Scusa Gabriella, visto solo ora: eri finita nelle spam !!! 😦 Do un’occhiata.
      PS Sei poi riuscita ad andare al concerto di Bagnai?

    • Mauro Poggi ha detto:

      Letto; tristemente interessante e condivisibile. Il discorso di Bruges mi era sfuggito, come immagino ai più:
      “Un presidente della repubblica che va all’estero in un momento cruciale parlando di cessione di sovranità del proprio paese, senza alcun mandato corale, dovrebbe quanto meno essere sotto controllo critico del parlamento e dell’opinione pubblica. Ma, si sa, in molti paesi a liberismo maturo … il modello della pubblicità della discussione politica reale non viene praticato.”
      Lo condivido sulla mia bacheca in Facebook.

  5. Pingback: Caro Presidente… Una lettera aperta a Giorgio Napolitano « Mauro Poggi

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