Il lavoro greco ai tempi della Troika

 Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi. (Einstein?)

Un interessante articolo del Guardian  rivela parte del contenuto della lettera inviata la settimana scorsa dalla Troika (FMI, BCE, Commissione Europea) alla Grecia.

“Dopo un lungo intervallo causato da mesi di paralisi politica in Grecia, gli ispettori della Troika tornano ad Atene questa settimana per verificare il rispetto delle condizioni imposte per il salvataggio. Il successivo verdetto, atteso entro il prossimo mese, dirà infine se alla Grecia è consentito di rimanere nell’euro-zona.”
La lettera,  propedeutica alla visita e indirizzata ai ministri greci delle Finanze e del Lavoro, insiste sulla necessità di radicali riforme nel mercato del lavoro.

Ecco le raccomandazioni (o i diktat ?):

Portare il numero massimo di giorni lavorativi da 5 a 6 giorni la settimana in tutti i settori.
Incrementare la flessibilità degli orari di lavoro : riduzione del riposo minimo giornaliero a 11 ore, portando le ore giornalmente occupabili a 13.
Sganciare gli orari di lavoro dei dipendenti dagli orari di apertura delle aziende.
Eliminare le restrizioni del tempo minimo/massimo dei turni fra mattina e pomeriggio.
Consentire che due settimane di ferie consecutive possano essere imposte in qualunque momento dell’anno per determinati settori di attività stagionali.
Stabilire un’unica tipologia di salario minimo legale. (Non ne è precisato il livello, ma si suppone il più basso possibile dal momento che dovrebbe essere tale tale da costituire un incentivo per richiamare al lavoro i disoccupati.)
Riduzione dei costi del lavoro indiretti: taglio ai contributi sociali delle aziende e liberalizzazione del mercato del lavoro.

La lettera osserva che “il tasso di disoccupazione è troppo alta [24,4% a giugno, nuovo record], e quindi sono necessarie politiche atte a evitare che esso diventi strutturale“.

Conclude il Guardian:

“Benché le posizioni sulla Grecia a Berlino, Parigi e Bruxelles siano più ottimistiche rispetto a due settimane fa, a Berlino e Bruxelles circolano insistenti voci per cui la Grecia uscirà dall’euro, ma non prima delle elezioni presidenziali USA in novembre.”

Giusto per informazione: nel 2011 il numero medio delle ore lavorate in Germania era di 1411 (probabilmente grazie ai mini-jobs), 1774 in Italia e 2032 in Grecia(Fonte OCSE). Invece qui la media delle ore lavorate nel 2010, tanto per conferma.
Ok, quel che conta è la produttività – direte; ma è fottutamente difficile essere produttivi in presenza di una domanda che crolla, perché non è il massimo delle aspirazioni di un imprenditore produrre per il magazzino.

Come l’obiettivo di ridurre la disoccupazione sia coerente con la raccomandazione di aumentare  le giornate di lavoro non è spiegato.
D’altra parte nemmeno un nostro ministro o sottosegretario si era posto problemi di coerenza quando,  due o tre mesi fa, suggerì ai lavoratori – buona parte dei quali oppressi dalla prospettiva di cassa integrazione – di rinunciare patriotticamente a una settimana di ferie. E ora che mi ricordo, anche l’aumento dell’età pensionabile non sembra strettamente correlato alla lotta contro la disoccupazione giovanile, che pure fu dichiarato obiettivo primario.
Sono ricette che hanno la stimolante disinvoltura della contro-intuizione (Cfr Alberto Bagnai). Suppongo  che non siamo tenuti a capire,  ma a credere sulla parola.

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Informazioni su Mauro Poggi

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6 risposte a Il lavoro greco ai tempi della Troika

  1. laimpertinente ha detto:

    La Grecia è morta da un bel po’. E che a quanto pare, conviene tenerla in vita, forse perche’ crollerebbe tutta l’impalcatura dell’unione monetaria? Per il resto, hai già detto tutto tu all’inizio del post. La follia sta proprio nel perseverare che con una domanda interna crollata, lavorare ancora di piu’ possa sortire un effetto diverso…

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Silvia ha detto:

    “Il successivo verdetto, atteso entro il prossimo mese, dirà infine se alla Grecia è consentito di rimanere nell’euro-zona.”
    Non sarà troppo generosa la Troika a valutare se concedere ai greci l’immenso onore di continuare l’ euro-harakiri?
    Oltre a quanto hai già perfettamente commentato, hanno anche una faccia tosta disgustosa!

    Per dirla alla Farage: ma chi sono? chi li ha eletti? chi li vuole? Stracci umidi sotto le suole delle lobby.
    Mi auguro che finiscano al più presto nella pattumiera della storia e che siano costretti a vivere il resto della loro vita nella vergogna e nel rimorso (ma non avendo coscienza, non sanno neanche cosa siano)

  4. Pingback: Arbeit macht frei, cari Greci! Quando lo capirete? « Verso un Mondo Nuovo

  5. Pingback: Della Grecia, di banche, di burocrati viaggianti. « Mauro Poggi

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