Lo strabismo della colpa.

Consiglio un interessante articolo di Adriana Cerretelli sul Sole 24 Ore, un po’ datato (22/10/2011) ma ancora attuale, che ho trovato grazie a una segnalazione nel blog di Alberto Bagnai, Goofynomics. La giornalista – che scrive sul giornale della Confindustria, non sul Manifesto – dopo aver rammentato a grandi linee l’ammontare degli aiuti stanziati a banche e Stati dall’inizio della crisi, si interroga sulla ragione del diverso trattamento riservato alle une e agli altri.

Dopo il fallimento di Lehman Brothers e lo scoppio della grande crisi, la sola Germania ha versato a un’unica banca … aiuti per quasi 140 miliardi. Il Governo inglese è stato di manica ancora più larga con la Royal Bank of Scotland (Rbs) che da sola di miliardi ne ha incassati oltre 160.
… fatti due conti, il pensiero non può non correre immediatamente alla Grecia, a quei 110 miliardi di prestiti ben remunerati che nel maggio 2010 Georges Papandreu ha strappato alla riluttantissima Angela Merkel al prezzo di lacrime e sangue per la sua gente. Oppure agli 85 miliardi andati all’Irlanda a condizioni pesantissime, caduta di un Governo compresa. O ai 78 miliardi ottenuti dal Portogallo sottoscrivendo il terzo patto leonino della serie
”.

Le pesanti contropartite richieste per questi aiuti vengono giustificate ogni volta con l’argomento che non si può chiedere ai contribuenti dei Paesi virtuosi di pagare per situazioni che derivavano da comportamenti viziosi; ma allora perché, si chiede la giornalista,  lo stesso metro non è stato applicato per le banche, che in maniera altrettanto dissennata hanno prestato ai paesi cicala?
Tra il settembre 2008 e il dicembre 2010, invece, nel tentativo di stabilizzare un settore investito dalla bufera finanziaria, i 27 dell’Unione hanno mobilitato ben 4.285 miliardi di euro a sostegno degli istituti di credito, cioè il 36% del PIL UE e il 10% del totale degli attivi bancari. Con Germania e Gran Bretagna con una quota ciascuno superiore ai 500 miliardi”.
Se a questi aggiungiamo i 1018 miliardi elargiti dalla BCE fra dicembre e febbraio scorsi (LTRO, tasso 1%) abbiamo una somma equivalente al 45% del PIL europeo, messa a disposizione delle banche a favorevolissime condizioni e senza alcuna contropartita, mentre per il sostegno alla Grecia, il cui PIL e debito rappresentano solo il 2% e 3% rispettivamente del PIL europeo, si sono pretese misure che in tre anni hanno fatto precipitare quel paese a un livello da terzo mondo…
In effetti – osserva la giornalista – si parla tanto della “pessima” Grecia, non si esita a criminalizzarne le malefatte (innegabili) invocando e decidendo punizioni esemplari e dissuasive. Molto meno degli effetti e delle conseguenze che il salvataggio degli istituti di credito sta avendo sulla costruzione europea”.

La differenza sembra essere nel fatto che la Grecia (come gli altri Piigs) è sofferente per debiti, quello delle banche è un problema di crediti (in sofferenza), e mentre la condizione del debitore viene percepita come riprovevole, quella del creditore comporta prestigio e potere.
In un’interessante intervista, il professore di economia Stuart Holland alla domanda per quale ragione, secondo lui, sono state imposte alla Grecia misure così devastanti e controproducenti, dice: La risposta a questa domanda ha a che fare con la storia e con la psicologia. È stato Nietzsche, nella sua “Genealogia della Morale”, a sottolineare che la parola “debito” in tedesco è la stessa che viene utilizzata per “colpa” e che creditori forti, a vari livelli di consapevolezza, provano piacere nel punire debitori deboli. […] Questa è la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale che la Germania è nella posizione di scindersi dal senso di colpa per il Nazismo e l’Olocausto, proiettando tale colpa sul resto dell’Europa”.
In italiano fra i due concetti esiste solo un’equivalenza per via di metafora (rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori), ma non coincidono nella stessa parola. Tuttavia, anche se l’identificazione debito/colpa non è così automatica come sembra essere in Teutonia, le implicazioni psicologiche negative rimangono. La conseguenza è che al debitore insolvente vanno il disprezzo e l’ignominia, mentre al creditore in sofferenza spettano la simpatia e la solidarietà che si devono al probo ingannato dal reprobo.
Eppure il dubbio che questa sia una visione strabica sorge spontaneo, perché questa è solo l’ottica del creditore, che peraltro ha improntato la politica economica dell’Europa (Europa chi?) dacché la crisi è esplosa . In un ottica più oggettiva, è lecito chiedersi se il moral hazard del debitore insolvente è poi così diverso da quello del creditore che ha prestato non certo per beneficenza. Quando le banche tedesche e francesi hanno pompato liquidità al mercato spagnolo alimentando la bolla immobiliare, o a quello greco alimentando l’indebitamento pubblico, non l’hanno fatto gratis et amore Dei ma perché attirati da opportunità di rendimenti nel breve periodo che le rispettive piazze non offrivano, oppure per finanziare le esportazioni dei propri paesi – incluse le esportazioni di materiale bellico (cfr articolo Corsera).

Dice Bagnai (Goofynomics) “…la crisi è stata innescata dall’afflusso verso il settore privato dei Pigs di ingenti quantità di capitali esteri (mentre il settore pubblico stava riducendo il suo debito). La crisi finanziaria è un gigantesco fallimento del mercato del credito privato: i mercati si sono dimostrati incapaci di convogliare i risparmi verso impieghi produttivi nel settore privato. Il problema è la libertà dei movimenti privati di capitale, che si trasforma ineluttabilmente in arbitrio”.
Si rimprovera il debitore per avere accettato di indebitarsi, ma al creditore che lo ha assecondato – o indotto, o istigato – non viene mosso alcun appunto. E si continua a parlare di crisi scatenata dal debito sovrano, quando nel 2007 la Spagna aveva un rapporto debito/PIL sotto il 40%, e a fine 2011 era ancora di dieci punti sotto quello della virtuosa Germania (72% contro 82%); e quando altrettanto invidiabili, all’epoca, erano le situazioni di Irlanda e Portogallo; mentre l’indebitamento di Grecia e Italia – strutturalmente elevati, quello italiano da una ventina d’anni – erano stabili o tendenzialmente in diminuzione prima che la sciagurata austerity  li facesse ripartire – nel caso dell’Italia, o schizzare – nel caso della Grecia (Cfr Bagnai, ma anche Cesaratto, Borghi, Brancaccio…).
A dispetto di ciò, si continua a parlare di crisi generata dal debito sovrano, con la sensazione che in realtà è stata allestita una sapiente manipolazione psicologica, non saprei dire quanto consapevolmente  ma certo molto efficace, per cui se Debito uguale Colpa, allora Debito Pubblico uguale Colpa comune. Perché fra gente colpevolizzata è più facile far passare il messaggio che la colpa vada espiata da tutti, a tutti i costi – per quanto esosi tali costi siano (Cfr Grecia, Spagna),  e che la responsabilità è collettiva, in quanto collettivo è l’impegno morale che ci siamo assunti. (Mi vengono i brividi quando sento qualcuno fra i miei conoscenti – del quale magari conosco la vita di rinunce per mantenere i figli all’università – sostenere pateticamente convinto che “abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi”).

In questo contesto la Germania sembra colta dalla sindrome di Versailles 1919, quando dovette subire sanzioni durissime per i danni della guerra che aveva perduto – secondo il postulato che la vedeva come unica responsabile del conflitto e in quanto tale passabile di punizione a monito, oltreché di riparazione. Solo che stavolta sono i Piigs al suo posto, mentre essa interpreta il Clemanceau di turno: pretendendo non solo riparazione, ma punizione esemplare  che valga d’avvertimento.
Dovrebbe invece rammentare cosa accadde nei giro dei venti anni che seguirono quel trattato.
Meglio ancora, dovrebbe rammentare che “Nella conferenza di Londra del 26 febbraio ‘53, sessanta paesi abbuonarono alla Germania buona parte dei debiti della prima e seconda guerra mondiale. […]. La Repubblica Federale avrebbe dovuto saldare ancora una dozzina di miliardi di Deutsche Mark per i debiti della Grande Guerra. Ne pagò appena la metà, e si passò sopra ai danni dell’ultima guerra. Si voleva evitare che la Germania ancora in rovina e divisa in due finisse sotto l’Urss. Fra i firmatari di Londra c’era anche la Grecia.” (cfr Quotidiano.net).

Ciò che spinse quei sessanta paesi a firmare non fu generosità, ma lungimiranza politica, un articolo di cui avremmo disperato bisogno oggi. Sfortunatamente, forse per esigenze di mercato, non sembra essere più in produzione.

.

Annunci

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
Questa voce è stata pubblicata in Economia e finanza, Società e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

14 risposte a Lo strabismo della colpa.

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Reblogged this on la bambina col palloncino and commented:
    molto interessante, da leggere con attenzione!

    • Mauro Poggi ha detto:

      Grazie Anna. Le vacanze sono finite? Io parto domani per un trek sulle Dolomiti, alta via n 1. Una settimana di black out, durante la quale per momenti potrò illudermi che nel mondo non sta succedendo nulla di brutto.

  3. Mauro Poggi ha detto:

    Allora auguri per il ginocchio. A presto!

    • Mauro Poggi ha detto:

      Grazie Gabriella! Tornato ieri sera dal trek su Alta via n 1 delle Dolomiti – ora comincia la maratona per rimettermi in pari con il mondo, che -contrariamente a quanto sarei stato portato a credere mentre camminavo beato fra le montagne – nel frattempo e disgraziatamente sembra essere andato avanti secondo gli standard abituali.
      Annoto il link nella mia “to read list”. 🙂

  4. Silvia ha detto:

    Ciao Mauro,
    ho visto il documentario “Shock Economy: il capitalismo del disastro” che hai segnalato su Goofy.
    Sono così demoralizzata e preoccupata… mi chiedo se davvero possiamo fare qualcosa…

    • Mauro Poggi ha detto:

      Ciao Silvia.
      Il documentario è agghiacciante, come lo è il libro da cui è tratto (Shock Economy, di Naomi Klein), soprattutto perché la chiave di lettura che propongono per spiegare le crisi trascorse vale anche per la crisi attuale. La demolizione sistematica di conquiste che fino a pochi anni fa si ritenevano inalienabili fa capire bene il senso dell’espressione “rendere ciò che era politicamente impossibile politicamente inevitabile”.
      Davvero non saprei dire cosa possiamo fare… Non so tu, ma io mi trovo quotidianamente a discutere con i famigerati “piddini luogocomunisti”, e ti assicuro che sono tuttora legioni, un muro di gomma contro il quale ogni argomento rimbalza: sono stato perfino rimproverato di presunzione, dal momento che mi permettevo di sindacare su argomenti in merito ai quali, a noi comuni mortali, non è dato sapere come stanno esattamente le cose.
      D’altronde in un contesto in cui democrazia e informazione (peraltro sinonimi) sono chiaramente compromessi, l’unica via logicamente percorribile sarebbe quella della rivolta, ma guardandomi attorno devo concludere che ancora abbiamo troppo da perdere per seguirla, se ne riparlerà solo quando le cose andranno peggio, molto peggio. Non è detto però che per il molto peggio ci sia ancora da aspettare a lungo, e tutto sommato è di conforto vedere come i commenti critici ai post di Gustavo Piga (che ormai seguo solo per questo) siano in considerevole aumento.

      • Mauro Poggi ha detto:

        PS. A proposito del prof Piga. Ho letto tempo fa su Goofynomics un tuo commento dove esprimevi le tue perplessità sulle sue posizioni, e mi aveva colpito la risposta di Bagnai – insolitamente sommessa e tutto sommato evasiva per uno che di solito non addolcisce i suoi giudizi e non disdegna la polemica (vedi post su Brancaccio).

  5. Silvia ha detto:

    Ciao Mauro,
    sì anch’io penso che al momento abbiamo ancora troppo da perdere e quindi se ne riparlerà forse quando le cose andranno peggio, ma temo che sarà tardi per uscirne pacificamente.

    Comincio a temere che la relativa democrazia e libertà di cui abbiamo goduto in questi ultimi decenni siano state più una “concessione” dall’alto che una conquista dal basso (ad es. il New Deal, è stato deciso da Roosevelt, non dagli americani). Insomma temo che democrazia e libertà siano illusioni retaggio del positivismo dell’800; quanto, cosa e a chi concedere dipende solo dalle oligarchie che detengono il potere (che in Europa si stanno facendo sempre più avide in un delirio di onnipotenza).
    Insomma, si riduce tutto alla fortuna di nascere nel posto giusto, al momento giusto.
    Quando la gente, allo stremo della sopportazione, si ribella riesce a ottenere qualcosa (al prezzo di un bagno di sangue come in Argentina) ma poi, gradualmente, tutto torna come prima.

    Nel 2008 Stiglitz ha calcolato che la guerra in Iraq sarebbe costata al popolo americano 3.000 miliardi di dollari (oltre alle vite di non so quanti civili), mentre le Nazioni Unite stimavano che sarebbero bastati 40 miliardi di dollari per fornire acqua potabile, un’alimentazione adeguata, servizi igenico-sanitari e istruzione di base a ogni individuo sul pianeta. Agghiacciante, mostruoso, crudele… trova tu l’aggettivo, perché io non riesco a trovarne uno adeguato.

    Ho letto “La dittatura europea” della Magli, mi è piaciuto anche se ho dei dubbi sulla sua posizione circa la religione cattolica e l’immigrazione dai paesi islamici (ma lei è antropologa e io no) e il “complottone” massonico perfettamente organizzato da un’unica “cupola” a livello mondiale.
    Comunque è molto interessante e istruttivo, leggerò anche “Oltre l’Occidente” (ho comprato anche i libri di Badiale, quello di Giacché e “Il grande crollo” di Galbraith).

    Riguardo Brancaccio sono delusissima, perché davvero credevo che oltre ad essere un valido economista fosse anche una brava persona. Invece della gente e della democrazia non gliene frega niente.
    Riguardo Piga, neanch’io capisco cosa serva criticare l’austerità e al tempo stesso difendere un sistema di cui l’austerità è un pilastro portante.
    Sulla mitezza di Bagnai nei suoi confronti penso sia dovuta al fatto che erano vicini e si conoscevano personalmente; (forse Bagnai aveva anche qualche speranza?), ma mi pare che di recente abbia scritto che i commenti negativi ora sono sdoganati.
    Invece l’unica cosa che non capisco di Bagnai è perché non stringe “alleanza” più stretta con Becchi, Borghi, Badiale,Byoblu, Magli…

    Ho scoperto adesso il film “Diario del saccheggio”
    Le analogie tra l’Argentina e il sud Europa sono sconcertanti.

    • Mauro Poggi ha detto:

      Un altro bel documento, grazie per avermelo rammentato. Devo ricordarmi di postare il link su FB, ogni tanto.

      Brancaccio lo conosco solo per aver letto un suo libro e alcuni suoi articoli, oltreché per alcuni interventi in TV. Ho letto il post di Bagnai, ma non ho avuto modo di sapere qual è stata la reazione, causa disattenzione o assenza montana. Potresti spiegarmi meglio il tuo giudizio? (se credi anche via e-mail).

  6. Silvia ha detto:

    Ciao Mauro,
    scusa per il ritardo, ma sono in ferie e ne approfitto per passare qualche serena e piacevole giornata di vacanza (anche dall’euro).
    In estrema sintesi e premesso che di economia non capisco nulla, a me Brancaccio sembra un economista valido, ma una persona per nulla corretta. Sono molto delusa perché in lui riponevo buone speranze.

    Tutto è cominciato con la lettera aperta di Bagnai, a mio modo corretta, anche se molto “pungente” (è Bagnai).
    Poi Brancaccio gli ha telefonato e Bagnai ha pubblicato un post molto ottimistico a riguardo, ma senza svelare nulla riguardo ciò che si sono detti.
    Subito dopo Brancaccio risponde pubblicando un articolo dove inizia definendo Bagnai “animatore del blog Goofynomics” (tipo Valtur… e questo ti dà la misura del tono della risposta).
    Poi sostiene che i “300 firmatari (della “lettera degli economisti”), per primi, si sono presi la briga in Italia di dare un pedigree all’ipotesi di sganciamento dall’euro, facendola uscire dal novero delle indicibili bestemmie”.
    Nonostante i tanti meriti della lettera, non si sostiene affatto quello che afferma Brancaccio.
    (e comunque per me il problema non è chi lo ha detto prima).
    E poi altre critiche più tecniche tese a sminuire ingiustamente il lavoro di Bagnai (che si incazza, anche se continuo a non sapere cosa si erano detti al telefono, perché Bagnai sembrava così ottimista?) e a prendersi il merito.

    Comunque, Brancaccio subito dopo pubblica “Dannata sinistra….” che comincia così:
    “L’opzione di uscita dall’euro non è più solo una prerogativa di Berlusconi, Grillo e dei movimenti cosiddetti “populisti”. Giorni fa era il Corsera a pubblicare editoriali che riabilitavano il tema della sovranità nazionale […] Oggi, a quanto pare, anche il Sole 24 Ore sembra disporsi a un eventuale salto del fosso […].”
    Ovvero, deliberatamente Brancaccio non indica Bagnai tra coloro che, a suo dire, considerano l’uscita dall’euro!!!!! Il che non è solo ridicolo, ma anche stupido perché le loro pubblicazioni sono nero su bianco, quindi è facile smascherare la bugia.

    Per farla breve, l’impressione che ho avuto di Brancaccio (rubo la citazione a un altro Goofy di cui non ricordo il nome) è che sia un “Marchese del Grillo” (oltre che troppo “politicizzato”)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...