Silenti modifiche costituzionali e aritmetica di base.

Roma, Senato Italiano, 17 apr 2012: approvazione in ultima lettura del DDL costituzionale che inserisce in Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio. Votato a larga maggioranza (come i tre precedenti passaggi alle Camere), ha raggiunto quorum dei due terzi che impedisce il ricorso al referendum confermativo.

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Promemoria:
‎Roma, 11 ago 2011 – “…. Non parlateci di pareggio di bilancio in Costituzione, sarebbe castrarsi da ogni politica economica”. Pier Luigi Bersani, intervento sulla relazione del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti (ANGEPAR).
Il Partito Democratico ha votato compatto per il sì. Aspetto con curiosità che qualcuno spieghi le ragioni di questo cambiamento di rotta.

Riassumendo, come ho già commentato altrove: un parlamento disattento e squalificato vota a maggioranza qualificata (per evitare il referendum confermativo) una modifica costituzionale proposta da un governo di opinabile legittimità, su indicazione di organismi extra-nazionali privi di alcun mandato popolare, nel connivente silenzio dei mezzi di informazione.
Non so se questo quadro a voi sembra tranquillizzante; a me no, e ciò a prescindere dal merito del provvedimento.

In merito al al quale, però, segnalo su  Today.it. un intervista di Vladimiro Giacché, uno dei tanti economisti che hanno messo in guardia la politica contro l’adozione del provvedimento, e sul Manifesto le riflessioni del costituzionalista Gianni Ferrara.
Inascoltati, come tanti altri.

Vorrei anche proporvi un piccolo esercizio di aritmetica elementare, suggerito dal professor Aldo Bagnai sul suo blog Goofynomics. Prima però, alcune premesse e un’ipotesi esemplificativa.
Le premesse:
a) il problema non sembra essere tanto il debito in sé, quanto il rapporto Debito/PIL: tant’è che il Fiscal Compact ne fissa i limiti relativi (60%) e non assoluti.
b) il PIL è dato dalla somma di: Spesa Pubblica + Spesa Privata + Saldo bilancia commerciale.
c) L’Italia vanta circa 120 punti di debito per ogni 100 di PIL.
d) Per effetto del pareggio di bilancio questo rapporto non può aumentare, e per effetto del Fiscal Compact il debito dovrebbe essere abbattuto del 50% nei prossimi 5 anni, cioé 12 punti all’anno (60/5).
L’ipotesi:
Il Governo dei Migliori, ligio alle direttive UE, decide che la legge finanziaria 2013 deve non solo essere in pareggio, ma comportare un avanzo di 12 punti da destinare all’abbattimento del debito. Allo scopo, delibera minori spese per 6 e maggiori tasse per 6. Che succede? Succede che il debito da 120 scende a 108 punti. Magnifico! Ma i 12 punti recuperati dai risparmi e dalle maggiori tasse sono risorse sottratte alle spese pubblica e privata (componenti del PIL), che fatalmente diminuiscono come insegna Monsier J. de La Palice: Il PIL passa dunque a (100-12) 88 punti (sempreché la mazzata non abbia ulteriormente diminuito la già scarsa propensione al consumo dei contribuenti – nel qual caso ci si potrebbe aspettare un ancor peggiore risultato, ma lasciamo stare).

Ed ecco il piccolo esercizio aritmetico: calcolare il rapporto percentuale fra 108 e 88, e poi raffrontarlo a quello fra 120 e 100. La sorpresa è che se prima della cura avevamo un rapporto debito/pil pari al 120%, ora ne abbiamo uno pari al 123%!
Questo è un modello semplificato (qui uno più articolato, se ne avete voglia) ma nondimeno abbastanza vicino a ciò che sta accadendo nella realtà: non per niente la Grecia ha visto schizzare il proprio debito al 144% del PIL nel 2010 e 165% nel 2011, nonostante – o grazie a –  i tagli da macelleria sociale raccomandati da mamma Europa.
Morale: di questi tempi, invece di ridurla, la spesa pubblica andrebbe riqualificata e quanto alle tasse, beh sarebbe ora di cominciare ad andarci piano.

Ritornando ai nostri bravi parlamentari: dubito che al Senato fossero in molti a votare in piena consapevolezza; ma, come ebbe a dire Michał Kalecki ,“obstinate ignorance is usually a manifestation of underlying political motives”: di solito l’ostinata ignoranza è segno di motivi politici inconfessati (citato da Sergio Cesaratto).

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