Genova 2001: il G8, la Scuola Diaz

Ho visto recentemente il documentario Black Bloc,  prodotto da Domenico Procacci per la regia di Carlo Bachschmidt. Andato in onda alcune sere fa su Rai3 ad un orario impietoso, come accade nella migliore tradizione TV quando si tratta di trasmettere qualcosa giudicato non alla portata del telespettatore medio, l’ho recuperato il giorno dopo in streaming a questo link.
Il lavoro è tutto basato sul racconto di alcuni ragazzi che vissero in prima persona i fatti della Diaz, durante il G8 a Genova, nel 2001. Perlopiù è fatto di inquadrature fisse su di loro, e vi assicuro che il turbamento che si indovina su quei volti mentre ricordano provoca un forte coinvolgimento emotivo.
Guardatelo.
La cosa che più fa riflettere di questo documento è l’agghiacciante evidenza di quanto fragile sia lo stato di diritto, e di come sia facile stravolgerlo nel giro di poche ore trasformando una città italiana in una qualunque metropoli dell’America Latina ai tempi delle dittature fasciste. Basta un drappello di poliziotti inferociti, non più una squadra ma un branco, ed ecco l’incubo della democrazia sospesa, della prevaricazione, della legalità violentata. Ho avuto già modo di osservare (Democrazia strettamente personale ) come la lunga consuetudine con i nostri diritti ci illuda che essi siano naturali e inalienabili, mentre in realtà si tratta di precarie conquiste che la nostra disattenzione può vanificare; il secolo scorso insegna.

Dobbiamo ricordare, sempre, che la democrazia non è delegabile: ne siamo responsabili in prima persona, e ognuno diventa responsabile di quanto accade agli altri se si volge lo sguardo altrove quando qualcosa accade.

C’è un momento nel documentario particolarmente toccante, quando una delle ragazze ricorda come, dopo i giorni passati nelle carceri di Bolzaneto senza potere comunicare con l’esterno, terrorizzata, fu trasferita in altro carcere dove poté godere di un trattamento finalmente civile. C’erano di nuovo pasti caldi, e c’era la televisione, e vide – meraviglia! – un servizio del telegiornale in cui si dava conto di manifestazioni di solidarietà con i ragazzi della Diaz. In quel momento lei capì che fuori  c’era chi si ricordava di loro e si batteva per il loro rilascio, e si sentì rinascere. Osservate come le brillano gli occhi mentre ne parla.

E’ questo il punto. La democrazia è un insieme di diritti individuali che si sostengono l’un l’altro. La folla che manifestava fuori non aveva distolto lo sguardo e i ragazzi della Diaz non erano più soli contro la prevaricazione:  la prevaricazione tornava quindi al normale stato di latenza.

Potrei finire qui. Ma ma mi preme ricordare che all’epoca erano Primo Ministro Silvio Berlusconi e Vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini. L’allora capo della Polizia, Gianni di Gennaro, oggi è il capo dei Servizi Segreti, mentre il vice capo vicario Andreassi, che scelse di non partecipare a quell’operazione, non ha fatto una carriera altrettanto brillante. Ministro dell’Interno, a sua insaputa, era Claudio Scajola. Alla Giustizia Roberto Castelli.
Così. Perché la democrazia è fatta anche di informazione e di memoria.

.diaz

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Fotodilettante Viaggiamatore
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2 risposte a Genova 2001: il G8, la Scuola Diaz

  1. ipitagorici ha detto:

    Non ho visto il documentario (ma quando è passato ?) nè il film Diaz che è ora nella sale (ma quello si può recuperare), però leggevo ieri la folgorante carriera di un altro di questo funzionari, che ora è nell’Osservatorio per le manifestazioni sportive (bene) e nel comitato etico della Lega Pro di calcio (meglio, serve uno così in un comitato etico)…

  2. Mauro Poggi ha detto:

    A quanto ne so la disponibilità in podcast dei programmi RAI è solo di sette giorni, dopodiché dovrebbero essere disponibili altrove, ma non ho ancora scoperto dove.
    Per quanto riguarda le carriere, in effetti sembra che la maggior parte di coloro che hanno avuto una qualche responsabilità (anche solo morale) in quei fattacci siano stati benedetti da ghiotte promozioni. In ordine di tempo ti cito il caso dell’allora capo della polizia De Gennaro (2000-2008), già rinviato a giudizio e poi assolto, nominato ieri da Monti sottosegretario di stato. Lascia la guida del DIS, Dipartimento Informazioni per la Sicurezza, dov’era finito al termine del precedente incarico.
    Honny soit qui mal y pense…
    Grazie per la visita 🙂

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