Ancora sul pareggio di bilancio, ma anche: un professore sul treno, l’orso Stiglitz e l’anelasticità del crimine.

La votazione del Senato che doveva sancire ieri la modifica degli articoli 81, 97, 117 e 119 introducendo l’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione, è stata rinviata di una settimana. Non si sa bene il motivo, nessuno ne parla. Le poche notizie si trovano in rete, non certo sui quotidiani nazionali. Visto che i primi tre passaggi erano filati via lisci come l’olio viene da supporre che il rinvio sia dovuto più a ragioni politiche che di merito: mal di pancia che non avrebbero garantito la maggioranza dei due terzi, condizione indispensabile affinché la modifica non incorra nel rischio di referendum confermativo.

Ma perché questi mal di pancia? Mi piacerebbe pensare che siano il risultato di un tardivo scrupolo democratico di almeno una parte dei nostri parlamentari, i quali forse hanno riconosciuto l’opportunità che il provvedimento lasci ai cittadini lo spazio per pronunciarsi, come molti appelli in rete chiedevano, prendendo atto che la scarsa credibilità e rappresentatività di questo Parlamento sconsiglierebbe imperiosi interventi legislativi sulla Carta fondamentale della nostra Repubblica (checché ne pensino Napolitano e Monti).
Mi piacerebbe. Ma temo che i motivi siano meno nobili. (Per esempio, nel PDL si avverte un malumore diffuso da quando l’audace ministro Passera, un paio di giorni fa, ha fatto conoscere la decisione del governo di azzerare il Beauty Contest e procedere alla cessione onerosa delle frequenze TV).
Staremo a vedere la settimana prossima, ammesso che qualcuno ci tenga informati.

Nel frattempo consiglio queste riflessioni   del professor Gustavo Piga, suggeritegli dalla lettura dei due principali quotidiani nazionali durante un suo viaggio in treno ieri (un mezzo di trasporto per cui credo abbia un debole). Si parla del pareggio di bilancio in Costituzione, del silenzio del Tesoro sui derivati che abbiamo in tasca, di spending review, del nobel Stiglitz e della riqualificazione anziché riduzione della spesa pubblica (l’articolo che cita di Bisin e De Nicola su Repubblica doveva essere molto significativo, mi spiace non averlo potuto recuperare in rete: “sfoltire, sfoltire [riferito alle forze dell’ordine]: senza le pietose scuse dell’ordine pubblico che ne soffrirebbe. L’andamento della criminalità in Italia è anelastico rispetto al numero di uniformi”. Impietoso il commento: “Riina e Provenzano li si cattura noi a mani nude“).
Breve e gustoso: da leggere con l’attenzione che tutti i post del professore meritano.

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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