Performance e fidelizzazione, due concetti intercambiabili.

Ovvero: come continuare a pagare i bonus ai manager anche se gli obiettivi non vengono raggiunti.

Segnalo questo post di Mario Seminerio  (Il Ritorno di Antichi Valori), che tratta del piano di incentivazione al top management di Fiat e Fiat Industrial, così come illustrato dalle relazioni delle due società, attraverso la solita attribuzione di azioni e stock option. A parte l’invereconda entità di tali incentivi, è significativo come l’obiettivo dei bonus si sia spostato non poco: essi non servono più solo a spronare il manager verso i risultati richiesti, ma anche ad assicurarne nel tempo la permanenza in azienda, considerato questo un valore “a prescindere”.
In un mondo perfetto il manager verrebbe: a) pagato se centra gli obiettivi assegnatigli; b) se li manca, salutato con un calcio in culo. In un mondo a misura di tecnici autopromossi a nuova classe aristocratica (1), invece, il manager viene: a) pagato se centra gli obiettivi assegnatigli; b) se li manca, pagato comunque per evitare che abbandoni l’azienda. Una po’ come il famoso “incentivo all’esodo” per certi lavoratori in esubero, solo rovesciato.

Nelle relazioni di Fiat e Fiat Industrial, scrive Seminerio, si legge: ”L’importanza del ruolo svolto dal management e la stabilità dello stesso in un periodo di forte volatilità sono stati fattori chiave alla base del successo delle Società del Gruppo a partire dal 2004 e avranno un’importanza crescente in futuro . Pertanto, l’esistenza di strumenti efficaci ai fini dell’incentivazione e della fidelizzazione risulta essere un fattore competitivo essenziale”.  Chiosando poi: ”Teniamoceli stretti, quindi, per carità. Se dicessimo che la stessa cura di fidelizzazione non pare applicarsi alla truppa saremmo dei demagoghi di basso conio, ovviamente”.
(Io, da sprovveduto, credevo invece che fattore competitivo essenziale di un’azienda fosse la capacità di offrire al mercato prodotti altamente performanti in termini di qualità, design e prezzo, e che valesse la pena mantenere un manager al suo posto solo se dimostrava di poter soddisfare questa esigenza primaria).

La conclusione dell’autore è facilmente condivisibile:
”…benissimo la fidelizzazione del top management, ma l’impressione è che questa specifica leva di incentivazione stia vieppiù prevalendo su quella più strettamente legata alla performance. E del resto, sapete com’è: c’è grossa crisi, gli obiettivi vengono mancati per colpa del destino cinico e baro. Sarebbe tutto molto equo e razionale se non vi fosse questa crescente tendenza, nell’ambito dei compensation committees, a cambiare le regole del gioco in corsa, e sempre e comunque a favore dei top manager. E’ accaduto anche alla stessa Fiat, l’anno scorso, a fronte dell’ennesimo miss del target dei programmi di espansione cinese dell’Alfa. Qualcosa di simile alle recenti  ”cavolate” sulla Cinquecento in America, si direbbe. Non arriva la performance? Premiamo la fedeltà.
L’importante è trattenere comunque i demiurghi, come polizza di assicurazione contro la volatilità. E la tendenza non riguarda solo il semidio del canton Zug ma tutti i manager di grandi imprese e banche. Abbiamo il crescente sospetto che tutto faccia parte della degenerazione oligarchica del sistema economico, ma non vorremmo essere accusati di comunismo duepuntozero. Ma resta l’impressione che, a certi livelli, siano i risultati e non più il salario ad essere divenuti la vera variabile indipendente”.

Mario Seminerio, per la cronaca, è il nome di un apprezzato economista (e pure di matrice abbastanza liberista, oltretutto): non si tratta dello pseudonimo usato dal segretario FIOM Landini quando vuole scrivere male di Marchionne.

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(1) Aristocrazia  [dal greco άριστος, “Migliore” e κράτος, “Potere”] è una forma di governo nella quale poche persone – che secondo l’etimologia greca del termine dovrebbero essere i “migliori” – controllano interamente lo Stato. (Lo so che lo sapete, volevo solo sottolineare il fatto che questa gente davvero si crede migliore, nel senso più sociopatico del termine).

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