To Tav or not to Tav? Il ridimensionamento velato

Ecco una notizia che meriterebbe maggior rilievo di quanto, per quel che ne so, gliene abbiano dato i media:

“Il progetto originale della nuova linea Torino- Lione prevedeva 25 miliardi circa di costo totale, caratteristiche di alta velocità con ritorni finanziari trascurabili e mai esplicitati. Ora il progetto è suddiviso per fasi: all’inizio si costruirà la sola galleria di base. Il completamento della linea avverrà in funzione della reale crescita del traffico, quindi probabilmente mai. Scende di conseguenza l’investimento dell’Italia, intorno ai 3 miliardi e mezzo. Ma sulla base dell’analisi costi-benefici è una decisione saggia? E se sì, perché non è stata presa prima?”.

La devo a questo post di Debernardi e Ponti, apparso il 27 febbraio su Lavoce.info, un giornale on line specializzato in temi economici, non sospettabile di posizioni No-Tav fondamentaliste.

Al di là delle analisi, ciò che impressiona leggendo l’articolo è il quadro di estrema opacità di un progetto che per essere nato negli anni novanta e dibattuto da allora su ogni genere di media dovrebbe invece essere ormai di una trasparenza assoluta.Al contrario, si continuano ad accampare imperativi fumosi, fatti più di dichiarazioni fideistiche che di numeri, ai quali si aggrappa in perfetta unanimità l’insipienza (o la malafede?) dei partititi per giustificare il loro sostegno, questa sì oltranzista, all’alta velocità.

Vale la pena risentire le parole di Ferdinando Imposimato: NoTav a Sevigliana 11/06/2007.

Eppure ancora oggi, mentre continuano dimostrazioni e blocchi autostradali, mentre le condizioni di Luca Abbà rimango gravi, il ministro Passera ribadisce l’assioma: “Il lavoro è in corso: deve continuare come previsto”.
Così, fra quindici anni, quando i viaggiatori che si recano a Parigi una volta al mese (se va bene) potranno godere del vantaggio di essere in hotel un paio d’ore prima, si potrà finalmente (forse) metter mano al problema dei milioni di pendolari che ogni giorno, nel più banale tragitto casa-lavoro-casa, sopportano i continui ritardi di treni locali invivibili.
Purché prima non venga loro in mente di calcolare quante ore della loro vita se ne stanno andando in quelle condizioni. Potrebbero anche infastidirsi.

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Luca Abbà, un signor Cretinetti (Il Giornale) che se l’è cercata (Libero).

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Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
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