Tartarino, Tarascona e la Tarasca

Sulla strada da Arles ad Avignone ci fermammo a Tarascona, patria di Tartarino. Non c’è posto migliore dove comperare il libro che ne racconta le gesta, pensavo. Un po’ come acquistare del vino doc nel paese di produzione.
Era giorno di mercato. Bancarelle e persone gremivano la strada che porta al centro,  ma l’animazione si interrompeva bruscamente entrando nel nucleo antico. Qui viuzze deserte  e  dimore secentesche dall’aria un po’ imbronciata dormicchiavano in una confortevole quiete . Passeggiando, mi aspettavo di imbattermi da un momento all’altro nel monumento al personaggio che tanta rinomanza aveva dato alla cittadina, ed ero sicuro che prima o poi avrei trovato una via intitolata ad Alphonse Daudet.

Trovammo invece una curiosa creatura in cartapesta, acquattata nella penombra dietro una vetrina. Aveva il corpo di una tartaruga, con il carapace verdastro solcato da una cresta di aculei; testa leonina, fauci digrignanti e occhi feroci. Un anziano si fermò accanto a noi, compiaciuto del nostro interesse, e volle spiegarci che quella era la Tarasque, un mostro che anticamente viveva nella paludi dei dintorni uccidendo e devastando. Gli abitanti di Tarascona, che all’epoca si chiamava Nerluc, dopo alcuni vani tentativi di averne ragione chiesero aiuto a Santa Marta, che da Betania si era trasferita a Saintes-Maries-de-la-Mer. La santa addomesticò la bestia a suon di preghiere e la consegnò ai bravi cittadini, i quali, approfittando del fatto che era ormai pacifica e imbelle, la ammazzarono. In suo onore però fu cambiato il nome della città, che da quel momento divenne Tarascon.
Semble-t-il qu’en realité il s’agissait d’un croco ammené d’Afrique par les romains – pour les jeux des cirques, vous savez. Il a  dû s’échapper dans les marais du Rhône, tout près d’ici. A l’époque le romains ammenaient pas mal de bêtes, vous savez?
Era chiaramente orgoglioso delle tradizioni cittadine, e impaziente di condividerle. Ma quando gli chiesi di Tartarino: ” Je n’en sais rien”, mi rispose seccamente.

Entrai in libreria convinto che avrei avuto l’imbarazzo della scelta fra diverse superbe edizioni. Invece il libraio, che mi parve stizzito, faticò a trovarmene un paio, una delle quali nemmeno integrale. Quella che acquistai era a cura di tale Jean Marcellin, responsabile sia delle coloratissime illustrazioni che della prefazione. Da cui si apprende che un amore mercenario regalò al nostro autore, all’epoca appena ventenne, una bella sifilide. Poiché l’anno successivo aveva preso anche a sputar sangue, il duca presso cui lavorava gli consigliò un viaggio in Algeria, contando sui benefici del clima arido. Partì in compagnia del cugino: paese e compagno di viaggio gli ispireranno la storia e il personaggio. Il romanzo esce in forma definitiva nel 1872, e sarà “hélas, très mal accueilli par les Tarasconnais, qui se sont trouvés ridiculisés”.

Evidentemente a distanza di un secolo e mezzo ancora non gliel’anno perdonata.

Annunci

Informazioni su Mauro Poggi

Fotodilettante Viaggiamatore
Questa voce è stata pubblicata in Fotografia e grafica, Letteratura, Viaggi e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Tartarino, Tarascona e la Tarasca

  1. Amo questo genere di curiosità… grazie!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...