Il negazionismo negato

Da ieri in Francia negare il genocidio armeno è divenuto reato. «La nostra società deve lottare contro il veleno negazionista», ha detto il ministro per i rapporti col Parlamento.

Ho qualche seria perplessità su questo provvedimento, che attiene alla libertà di opinione. Perché la verità storica è pur sempre materia opinabile, dato che in genere essa è scritta dai più forti e i fatti, pur tenaci, sono il più delle volte ambigui. Guardate il bel documentario di Marrazzo, “I Figli dell’Ararat”, che racconta la tragedia armena, e poi scovate un testo ufficiale turco di storia contemporanea che ne accenni, se ne siete capaci. Pensate se a vincere la seconda Guerra Mondiale fosse stata la Germania: oggi la Shoah sarebbe solo una leggenda nella memoria degli ebrei sopravvissuti, e gli Stati Uniti subirebbero il marchio di criminali di guerra per quanto accaduto a Hiroshima e Nagasaki.
Del resto, da sessant’anni l’Occidente assiste imperturbabile al genocidio palestinese, continuando a negare che sia tale e di fatto rendendosene complice.

Stabilire per legge una verità storica, sanzionando chi ne sostiene un’altra,  mi pare folle. Un provvedimento degno di uno stato confessionale, dove gli articoli di fede diventano ragione. Il veleno negazionista va combattuto, certo; ma con il convincimento della documentazione puntigliosa,oggettiva, argomentata, ed evitando di negare a nostra volta scomode verità, come l’esempio palestinese insegna. Sapendo che comunque ci saranno sempre frange ideologizzate pronte a negare le evidenze più innegabili.

Stabilire per legge una verità storica mi sembra inoltre pericoloso. Oggi tocca al negazionismo, ma domani – in virtù della stessa logica – potrebbero bandire per legge qualunque altra opinione. Anche la mia, o la tua.

Come diceva quel tale? “Non sono d’accordo con quello che dici, ma sarei disposto a morire perché tu possa continuare a dirlo” …  Come principio non è male, tanto più che per il momento morire non è ancora necessario.

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