Fornero chiagni e fotti

Ministro Fornero: “Per rendere sostenibile la riforma delle pensioni (permettendo di spingere in avanti l’età del pensionamento) bisognerà considerare il problema delle curve retributive: in Italia le retribuzioni salgono costantemente per tutto l’arco della vita ma non così la produttività dei lavoratori. Le imprese trovano che i lavoratori anziani costano troppo e tentano di scaricarli”.
Quindi, nella empatetica (crasi di empatica e patetica) visione del ministro, la curva delle retribuzioni dovrebbe avere un andamento a campana, con il picco più alto al centro – in corrispondenza dell’età “più produttiva” del lavoratore (40 anni?),  e poi rapidamente decrescere, così da toccare il punto più basso verso i 70 anni quando, con sollievo dell’azienda e del lavoratore, questi potrà finalmente andare in pensione. Sempreché non sia stato “scaricato” prima.
Nella migliore tradizione neo-liberista, si potrebbe pensare di compensare la diminuita capacità di spesa con un maggiore accesso al credito, così che il nostro soggetto arrivi a fine vita completamente indebitato e i suoi beni possano essere pignorati dallo Stato evitando ai familiari noiosi litigi di carattere ereditario.

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