La Dexia, i debiti sovrani e i titoli tossici

Sul portale di Intermarket & more leggo questo interessante articolo a proposito della banca franco-belga Dexia, già salvata un anno fa e oggi di nuovo in odore di default. Quello che dice l’articolo, in buona sostanza, è che la banca è in difficoltà non solo per i titoli del debito sovrano greco posseduti, ma per i titoli tossici di cui ancora non si è disfatta svalutandoli come andrebbe fatto.  E fa anche notare che gli stress test condotti quest’estate, appena tre mesi fa, avevano prodotto una lista di otto istituti a rischio – uno austriaco, tre greci e cinque spagnoli – dove il nome della Dexia brilla per l’assenza. E meno male  che si trattava di nuovi stress test , ripetuti con maggior rigore dopo che i precedenti erano apparsi inattendibili!
A questo punto il sospetto che questa sia una situazione comune alla maggior parte delle banche sorge spontaneo.

Da tempo mi chiedo come mai da una crisi dei titoli tossici si è passati  improvvisamente e con tale virulenza all’attuale crisi del debito sovrano, quando il problema dell’indebitamente degli stati esiste perlomeno da una ventina d’anni.

Una risposta, allora, potrebbe essere  che la crisi finanziaria dei titoli tossici, quella che ha avuto inizio con il fallimento della Lehman nel 2008, non è stata risolta – come sembrerebbe indicare il fatto che non se ne parli più; ma che piuttosto sia stata artatamente trasformata in crisi finanziaria del debito sovrano. Questo perché il debito sovrano siamo noi, e un intervento di salvataggio delle banche è politicamente e moralmente più accettabile se si sostiene che esse sono in difficoltà per avere finanziato il nostro debito (quindi per colpa nostra) piuttosto che per aver speculato in maniera forsennata (quindi per colpa loro).
A questo proposito rimando alle dichiarazioni di Mervyn King , l’attuale governatore della Banca d’Inghilterra, che avevo commentate in un post precedente.

E’ pur vero che a pensar male si fa peccato…

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Fotodilettante Viaggiamatore
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