Le violenze e i diritti

Dal Buongiorno di Gramellini leggo: “I ragazzi hanno tutto il diritto di essere arrabbiati. Naturalmente non di essere violenti“.
Queste precisazioni cominciano a diventare stucchevoli, e l’impressione è che i fatti del 15/10 ci stiano intellettualmente castrando. Da sabato sembra infatti che tutti – Gramellini compreso (di solito molto lucido), siano colpiti dalla sindrome di dissociazione, per cui il discorso di condanna alla violenza viene con precedenza assoluta e mette in second’ordine la necessità di rispondere alle istanze che volevano essere espresse. Con grande gioia da parte di coloro che rispondere non vogliono.

Vogliamo cominciare a ragionare sul significato della parola violenza?
L’assenza di futuro, una precarietà permanente, la cassa integrazione, il trasferimento delle fabbriche all’estero, strati di popolazione che precipitano sotto le soglie della povertà, il deficit di democrazia, lo smantellamento della scuola pubblica, della sanità, e via dicendo; in contrapposizione a privilegi, speculazioni, arricchimenti illeciti, caste intoccabili, politici autoreferenziali quando non corrotti: non è questa violenza? Io dico di sì, ed è una violenza quotidiana perpetrata sulle spalle di una moltitudine il cui unico torto è di non essere una lobby e di contare quindi come il due di picche; una violenza quotidiana che surclassa – per metodicità, persistenza, invasività – quella estemporanea e occasionale di un manipolo di coglioni sfigati.

Ma fa bene al culo di lor signori parlare di questa violenza e non di quella.
I ragazzi hanno tutto il diritto di essere arrabbiati (come lo ha il resto della gente che per colpa di un sistema incurante e prevaricatore si trova oggi davanti a prospettive devastanti).
Va bene, e poi?
Che senso ha dare loro ragione, se è l’unica cosa che si è disposti a concedergli? Probabilmente quello di essere arrabbiati sarà l’unico diritto che non gli toglieranno mai: vuoi mettere la soddisfazione, quando tutta la tua vita va a farsi fottere, sapere che hai il diritto di esserne arrabbiato per tutta la vita?

PS: Nel mondo, intorno al 1960 il 20% delle persone più ricche possedeva il 30% della ricchezza, oggi quello stesso 20% ne possiede l’82% (cfr trasmissione con Romano Prodi, ieri sera a LA7).

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Fotodilettante Viaggiamatore
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