Democrazia strettamente personale

Le vedove del New Jersey

“Pensavo che la democrazia funzionasse da sola, ma ho imparato che non è così”.

(Laurie Van Aucken, una delle quattro vedove del New Jersey, il gruppetto di donne che per anni ha tenuto sotto pressione i membri del Congresso degli Stati Uniti con le loro domande scomode sui fatti dell’11 settembre).

E’ una frase che mi ha colpito per l’estrema semplicità con cui esprime una verità spesso inavvertita.

Tutti noi abbiamo l’aria di credere che la democrazia sia un sistema  che una volta avviato prosegue indefinitamente, come per inerzia. Dovremmo invece avere ben presente, sempre, che si tratta di un processo precario, di cui ognuno ha una responsabilità  personale e non delegabile. Non esistono democrazie compiute, ma solo democrazie in divenire, la cui qualità dipende da quanto sappiamo farci carico delle nostre competenze di cittadini: informarci, confrontarci, partecipare, protestare.

La democrazia non è qualcosa che ci trascende, la democrazia siamo noi: e ogni volta che qualcuno agirà come se funzionasse da sola, qualcun altro avrà l’opportunità di farla funzionare come pare a lui.

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