Jorges Luis Borges

Citazioni:

1. L’idea fondamentale del solipsismo è che esiste soltanto un unico individuo. Io sono un individuo, ma anche ognuno di voi è un individuo. E tutto il resto se l’è sognato ognuno.

2. Essere una cosa è, inesorabilmente, non essere tutte le altre cose; l’intuizione confusa di questa verità ha indotto gli uomini a immaginare che non essere sia più di essere qualcosa, e che in un certo modo sia essere tutto.

3. Finché uno scrittore si limita a narrare avvenimenti o a delineare lievi oscillazioni di coscienza, possiamo supporlo onnisciente, possiamo confonderlo con l’Universo o con Dio; non appena scende a ragionare lo sappiamo fallibile. La realtà procede per fatti, non per ragionamenti; tolleriamo che Dio affermi “Io sono Colui che sono”, non che dichiari e analizzi, come Hegel o Anselmo, l’argomento ontologico. Dio non deve teologizzare; lo scrittore non deve infirmare con ragioni umane la momentanea fede che esige da noi l’arte.

Borges ammirava il suo mentore Macedonio Fernandez, che nel suo romanzo Museo del romanzo della Eterna ritarda indefinitamente l’inizio della narrazione con uno sterminato paratesto fatto di prologhi, premesse, postfazioni e note. Borges amava inoltre la forma breve, ovvero il racconto spesso inteso come riassunto di un romanzo inesistente. L’evidenza espressiva e poetica di queste sue  forme brevi è tale da lasciare senza fiato.

La leggenda:

Abele e Caino si incontrarono dopo la morte di Abele.

Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano, perché erano entrambi molto alti. I fratelli sedettero a terra, accesero un fuoco e mangiarono. Erano silenziosi, come lo è la gente stanca quando il giorno muore. Nel cielo brillavano stelle che ancora non avevano ricevuto un nome. Alla luce della fiamma Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra, lasciò cadere il pane che si stava portando alla bocca e chiese che il suo crimine venisse perdonato.

Abele rispose: Sei tu ad avermi ucciso, o sono io che ho ucciso te? Ormai non ricordo, siamo qui insieme come una volta.

Adesso so che mi hai perdonato davvero – disse Caino –  perché dimenticare è perdonare. Cercherò di dimenticare anch’io.

Abele disse sottovoce: E’ proprio così. La colpa dura finché dura il rimorso.

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