Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

Il Glass-Steagal Act e la Fattoria degli Animali

 

Il Glass-Stegal Act è la legge introdotta nel 1933 con lo scopo di riformare la finanza e impedire che la speculazione finanziaria potesse contagiare l’intero sistema bancario com’era avvenuto quattro anni prima. Fra le misure adottate, quella che introduceva la separazione fra banche commerciali e banche d’affari o di investimento: le banche commerciali dovevano limitare la loro attività alla funzione di deposito del risparmio tradizionale e di erogazione del credito all’economia reale, mentre solo le banche d’affari potevano impegnarsi in attività speculative.
Con l’affermarsi del paradigma neo-liberista e la conseguente deregolamentazione della finanza questi vincoli si sono andati attenuando, fino a scomparire del tutto con l’abrogazione della legge sotto l’amministrazione Clinton.
Con lo scoppio della crisi del 2007 sospiri, pianti e alti guai si levarono per l’aere sanza stelle: tutti a dire che occorreva rimettere seriamente mano a una regolamentazione che ponesse freno allo strapotere della finanza, senza mai passare dai proclami ai fatti, almeno in Eurozona.
Le riforme “strutturali” di cui si aveva impellenza erano altre: il lavoro, lo stato sociale… Il mercato finanziario, primo attore nella crisi che ci devasta, esige che a pagarla sia chi di questa crisi è solo vittima: due volte vittima questi, due volte carnefice quello.

Ora la Germania, lodevolmente, sembra decisa al grande passo:

“Dopo la Gran Bretagna, tocca alla Germania dare un giro di vite al sistema delle banche. Il governo ha approvato una serie di nuove regole che prevedono, in particolare, la separazione delle operazioni bancarie tradizionali dalle più rischiose attività di investimento.
Obiettivo chiaro quello del ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble: impedire che siano i correntisti a dover compensare le perdite degli investimenti sbagliati.
Un’iniziativa che appare come una risposta da parte di Angela Merkel alle accuse dei suoi avversari politici di essere troppo vicina alle banche.
Visti i requisiti introdotti – più di 100 miliardi di euro di attività o, in alternativa, oltre il 20% del bilancio in investimenti – le più colpite saranno i due maggiori istituti del Paese, Commerzbank e Deutsche Bank.
La riforma dovrebbe entrare in vigore all’inizio del 2014, per vedere completata la separazione delle attività l’anno successivo.”
(
Fonte: Euronews)

Che dire? Un provvedimento sacrosanto.

Ma è  spiacevole costatare che:
a) L’Italia non in grado di esprimere alcuna iniziativa altrettanto ambiziosa nei confronti del sistema finanziario nostrano.
b) La Germania continua a operare in piena sovranità e senza coordinamento con gli altri stati membri, ai quali peraltro impone vincoli di sovranità e coordinamento sempre più stringenti.

Nella Fattoria europea tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri.

 

 

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8 febbraio 2013 - Posted by | Economia e finanza, Società | , , , ,

3 commenti »

  1. Reblogged this on Verso un Mondo Nuovo and commented:
    La Germania deve smetterla di fare la padrona di casa. La casa europea è di tutti e non abbiamo delegato una parte della nostra sovranità perché se la mangiassero i governi tedeschi. Tedeschi svegliatevi o sarete dei capri espiatori.

    Commento di grandebeltazor | 8 febbraio 2013 | Rispondi

  2. con tutto il mio amichevole rispetto, caro Poggi, questa volta l’hai proprio toppata.

    e forse devi deciderti se odii di più i banchieri o la Germania come stato o immagine mentale.

    è facile osservare che il ragionamento decisamente a pera, questa volta, che fai tu, può essere facilmente rovesciato: l’Italia ha forse consultato gli altri membri dell’Unione quando ha deciso di non intervenire in alcun modo per realizzare un obiettivo da tempo sulla bocca di tutti, ma tenuto lì per dare aria alle gengive, cioè la separazione delle banche di investimenti da quelle di deposito e di erogazione del credito?

    in ogni caso entrambe le osservazioni, sia la tua sia la mia, sono prive di senso in quanto le regole attuali dell’Unione Europea non prevedono alcuna consultazione tra gli stati membri per decisioni di questo tipo

    per cui la tua protesta è priva di fondamento giuridico alcuno.

    e inoltre bisognerebbe semmai protestare contro l’Italia che non fa nulla, non contro la Germania, che pur guidata da un governo di destra, si muove per fare qualcosa.

    è proprio da fatti come quest, anzi, che hai fatto bene a sottolineare, anche se in un’ottica, a mio parere, capovolta, che nasce la richiesta di andare verso una maggiore integrazione politica europea, dalla quale l’Italia avrebbe tutto da guadagnare, considerando il suo ritardo culturale, politico e civile,

    il mio solennissimo mah si estende anche ai tuoi poco riflessivi interlocutori, naturalmente.

    Commento di bortocal | 9 febbraio 2013 | Rispondi

    • Vostra eccellenza, che mi sta in cagnesco
      Per que’ pochi scherzucci di dozzina
      E mi gabella per anti-tedesco
      Perché metto le birbe alla berlina…

      Carissimo Bortocal, perché dovrei decidermi? Le mie antipatie, fortissime – non lo nego, vanno in egual misura a una lunga schiera di soggetti:
      ai banchieri;
      alla politica praticata della Germania fondata sulla strategia del “beggar-thy-neighbour”, ciò che una volta si chiamava mercantilismo;
      all’insipienza della classe politica italiana che lo permette;
      agli italiani, che non riescono ad esprimere una classe politica più acconcia;
      agli italiani che nemmeno ci provano, quelli che per intenderci si chiudono con nobile sdegno nella torre d’avorio del non-voto auspicando, attraverso il “più Europa”, un “vincolo esterno” che suona tanto bene ma che assomiglia al concetto più banale di “uomo della provvidenza” o “uomo forte” che si ascolta talvolta invocare nel bar sotto-casa, fra un cappuccino e un cornetto.
      Fra questi ultimi, poi, apprezzo ancor meno quelli che, come te, dopo avere rivendicato orgogliosamente la loro specificità di astensionisti ultra-decennali, danno poi ponderose indicazioni di voto, ottimo esempio del corto circuito che a volte si crea fra disonestà intellettuale e dissociazione cognitiva.

      Per restare sul caso specifico (quello che ha urtato la tua suscettibilità filo-tèutone), il senso della mia affermazione al punto b) è che l’iniziativa della Germania, che trovo assolutamente commendevole, per il modo come viene condotta dimostra ancora una volta con quale ottica pro domo sua questa nazione si muove. Mi pare ricordare che i principi che sottendono alla comunità europea sono quelli di “promuovere lo sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche”, adottando “politiche economiche fondate sullo stretto coordinamento e sulla definizione di obiettivi comuni”. Si può discutere su che diavolo ciò voglia dire, ma trovo significativo che la Germania vi faccia appello solo quando si tratta di imporre provvedimenti comunitari il cui effetto pro-ciclico finisce per aggravare la situazione di paesi più deboli a vantaggio in definitiva della sua posizione; mentre in caso di iniziative che potrebbero migliorare l’intero sistema dimentica il suo ruolo di moralizzatrice e preferisce procedere in splendido isolamento. (Potrei elencarti una pletora di esempi, e tutti da fonti non sospette, ma puoi cercarteli da solo – se mai ti pungesse vaghezza; la rete c’è anche per questo).
      La mia era solo una costatazione, e pure un po’ invidiosa. Chapeau alla Germania che ne ha la possibilità, honni soient i paesi che non ne sono in grado. Nella fattoria europea, tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono un po’ più uguali degli altri – beati loro.

      Quanto ai miei poco riflessivi interlocutori, cui non mancherò di estendere il tuo solenne mah, ho avuto in passato con essi accese ma estremamente costruttive discussioni, e questo grazie al fatto che il disaccordo è stato sempre espresso secondo canoni di correttezza per me irrinunciabili. Avercene, di interlocutori così.

      A questo proposito mi preme segnalarti il profilo di alcuni fastidiosi individui che si incontrano ahimè abbastanza spesso in rete: “persone che interagiscono con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi”. Si chiamano TROLL, e se hai un minimo di consapevolezza dovresti riuscire a riconoscerti in almeno una delle attività elencate. Che tu ci riesca o meno è comunque irrilevante. Personalmente seguo da tempo un metodo infallibile, contro costoro, che si riassume nella raccomandazione “don’t feed them”.
      Ti comunico quindi che da oggi ogni tuo commento, non importa quanto solenni siano i mah che lo accompagnano, finirà direttamente nella SPAM.

      Commento di Mauro Poggi | 9 febbraio 2013 | Rispondi


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