Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

Potrebbe andar peggio

Il nostro proconsole Mario Monti ha partecipato l’11 luglio all’assemblea ABI. Del suo intervento i media hanno riportato solo stralci, comunque significativi:

1) Sovranità

L’Italia  è un paese che è tra i più pronti alla condivisione di pezzi di sovranità con altri, ma credo che avendo avutouna storia di dominazione coloniale diversa, il paese sia riluttante a una cessione di sovranità su base secca”.

…Su base secca? Se interpreto bene l’espressione,  finora di questo si è trattato: una cessione continua di quote di sovranità nazionale senza ricevere in cambio alcun corrispettivo in termini di quote di sovranità europea. Se di questo parliamo, mi pare che a prescindere dalla diversa storia di dominazione coloniale (?) quello della riluttanza è un fenomeno che dovrebbe sacrosantamente interessare tutti i cittadini dell’Unione, non fosse che un’informazione a dir poco disattenta impedisce ai più di avere la percezione di quanto la democrazia, in questo continente, sia andata a ramengo. Se il “più Europa” significa andare avanti così ebbene ammetto la mia riluttanza, a giustificazione della quale non ritengo necessario accampare la mia diversa storia di dominazione coloniale.

2) Concertazione

Esercizi profondi di concertazione in passato hanno generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro“.

Ma la finalmente approvata riforma del lavoro a opera della Fornero (per la quale il welfare ideale, rammentiamolo,  è quello praticato nel XIX secolo, quando in mancanza di anglicismi si chiamava ancora “carità”) cancellerà l’odioso retaggio che la concertazione ci ha lasciato.
Ricordiamo il monito del proconsole, qualche mese fa dalla Cina, allorché la riforma incontrava resistenze: “Comincia a diffondersi l’apprezzamento per ciò che il nostro Paese ha saputo fare in pochi mesi in termini di riduzione del disavanzo, riforma delle pensioni, liberalizzazioni (sic). Ma restano una riserva, una percezione errata, un forte dubbio. La riserva, comprensibile, riguarda il mercato del lavoro. Con quali tempi il Parlamento approverà la riforma proposta dal governo? Finché la percezione errata e il dubbio non saranno dissipati, la fase attuale verrà considerata come una interessante «parentesi», degna forse di qualche investimento finanziario a breve termine. Ma le imprese straniere, come del resto quelle italiane, saranno riluttanti a considerare l’Italia un luogo conveniente nel quale investire e creare occupazione”.
Oggi la riforma è una luminosa realtà e l’apprezzamento estero è ormai senza riserve. Dissipati dubbio ed errata percezione , come nebbie del mattino al primo sole, le imprese straniere stanno affollando i valichi alle nostre frontiere per entrare, vogliosi di investire e dare impiego a chiunque, giovani in primo luogo.

3) Crisi

Benché l’Italia abbia intrapreso un “percorso di guerra durissimo” “…è stato fatto un rilevantissimo progresso nel disavanzo pubblico, nel percorso verso il pareggio di bilancio nel 2013”.
A maggior ragione dispiace che il rapporto deficit/PIL registrato nel primo trimestre del 2012, all’8%, è il dato peggiore dal 2009, e che il debito a giugno abbia toccato un nuovo record: 1.966 miliardi. Come il governatore di Bankitalia Visco ha mestamente puntualizzato, nonostante i (o a causa dei?) rilevantissimi progressi “L’economia italiana è ancora in recessione e nella media di quest’anno il PIL diminuirà di poco meno di due punti percentuali. Al peggioramento dello scenario concorrono l’aumento del costo e il deterioramento della disponibilità di credito indotti dalla crisi del debito sovrano“. E per questo “l’Italia deve proseguire nell’azione intrapresa sul duplice fronte della finanza pubblica e delle riforme strutturali“.
Ossia continuare a tagliare la spesa, anziché riqualificarla, così che il PIL diminuisca ulteriormente e il rapporto Debito/PIL peggiori (qui un facile esercizio di aritmetica, ripreso dal blog Goofynomics) Se abbiamo chiuso il 2011 con un bel 120,1%, date le premesse arriveremo a fine anno con un ottimo 123/125%: tenuto anche conto che minore PIL è uguale a minori entrate tributarie quindi maggiore deficit; tenuto conto altresì che Confindustria ritiene che il PIL diminuirà di due punti e mezzo almeno, e non “poco meno di due punti”.
E sempreché Squinzi non faccia schizzare lo spread alle stelle (La Stampa, 8/7).

Nel frattempo la Spagna ha ottenuto i 30 miliardi di cui ha bisogno per sostenere le proprie banche. In cambio, il premier Rajoi – smentendo tutte le promesse elettorali -  ha varato un’altra manovra di 65 miliardi: ulteriori tagli alla spesa, in particolare quella sociale (tra l’altro, dimezzando il sussidio di disoccupazione, un bel risparmio per un paese il cui tasso di desempleo è il più alto d’Europa), aumento dell’IVA, sospensione della tredicesima al pubblico impiego, privatizzazioni per treni e aeroporti. Benvenuti in Grecia.
(E a proposito di democrazia in Europa: dopo una marcia di 18 giorni, la protesta dei minatori asturiani si è conclusa a Madrid, dove sono stati accolti dalle pallottole di gomma sparate ad altezza d’uomo dalle forze dell’ordine. Benvenuti anche a Genova 2001).

Ma potrebbe andare peggio.

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16 luglio 2012 - Posted by | Economia e finanza, Società | , ,

8 commenti »

  1. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    Commento di icittadiniprimaditutto | 16 luglio 2012 | Rispondi

  2. Reblogged this on Verso un Mondo Nuovo and commented:
    C’è gente che non vede che il re è nudo e non lo vedrà finché non sarà troppo tardi. Noi il nostro dovere l’abbiamo fatto.

    Commento di grandebeltazor | 17 luglio 2012 | Rispondi

  3. “Ma potrebbe andar peggio”
    il governo del proconsole ha approvato ieri il Fiscal Compact con l’appoggio dei principali complici… ops… partiti.

    A peggio non c’è mai fine

    Ciao e buon fine settimana

    Silvia

    ps. ottimo post, lo dicevo che sei bravo!!!

    Commento di Silvia | 20 luglio 2012 | Rispondi

    • Sì, Silvia, un altro pezzo di sovranità buttato in pasto all’Euroleviatano, fra correità partitiche, silenzi mediatici e indifferenza generale. Almeno in Spagna protestano di brutto, qui siamo precipitati in una sorta di catalessi politica che apre la strada a qualunque iniziativa. Siamo in piena shock economy, quello stato di crisi che Milton Friedman considerava un’opportunità perché la gente traumatizzata smarrisce ogni capacità di analisi critica e quello che prima era “politicamente impossibile” d’improvviso si trasforma in “politicamente inevitabile”.

      Commento di Mauro Poggi | 23 luglio 2012 | Rispondi

  4. coincidenza: ho postato lo stesso titolo … forse è perchè leggiamo le stesse cose, ma è da qualche tempo che pensavo proprio questo: che può sempre andar peggio, e non ho idea quale sia il limite al peggio, e non so come e chi potrà dare dei limiti al peggio.

    è chiaro che abbiamo gli stessi presentimenti di ciò che si (e ci) sta consumando.
    non mi arrischio a scrivere su aspetti tecnici, ma certo sono molto preoccupata.
    un saluto

    Commento di rozmilla | 23 luglio 2012 | Rispondi

    • Sì, ho notato – e la coincidenza mi ha fatto piacere. Quello che ho capito dell’economia è che si tratta di una disciplina zeppa di implicazioni ideologiche, altrimenti non si spiegherebbe come davanti allo stesso problema le soluzioni proposte possano essere così diverse. Questo può dare l’impressione che “sia una forma tra le altre di narrativa fantastica, per la qual cosa una teoria varrebbe quanto o non più di un’altra”, eppure fra le diverse teorie ci sono abissi non solo concettuali ma e soprattutto etici (checché ne dicano), e ognuno dovrebbe cercare di decifrarle per capire quali meglio si adattano alle proprie opinioni. Perché prima o poi dovremo scegliere, ed è necessario farlo con un po’ più di consapevolezza di quanto ne esista mediamente in giro.

      Commento di Mauro Poggi | 23 luglio 2012 | Rispondi

  5. [...] Potrebbe andar peggio di così? Yes, potrebbe sempre andar peggio. [...]

    Pingback di it could be worse | viaggio nel blu | 23 luglio 2012 | Rispondi

  6. … veder le cose andar meno peggio sarebbe più piacevole per tutti, ovviamente.
    Condivido le scelte etiche, anche se temo che come al solito saremo costretti a subire delle scelte che ci verranno imposte, e che molto etiche non saranno. Mi riferisco alle scelte che potremo realmente fare, visto il “mercato” politico “all’ingrosso” non offre molto di meglio. Ed è questo il guaio grosso. C’è un articolo di Scalfari del 15 luglio che presenta abbastanza realisticamente lo scenario (ho preso volutamente in considerazione gli articoli di Scalfari proprio perché presentano un punto di vista medio):

    http://www.vip.it/eugenio-scalfari-editoriale-di-domenica-15-luglio-2012-da-gramsci-a-einaudi-per-rifondare-il-paese/

    Ma anche se esorta la sinistra a rifondare il paese, non mi pare che questo stia accadendo.
    Senza contare che con i problemi gravi che premono, si stanno gingillando con la quisquiglia dei matrimoni gay – assurdo – invece di mettere seriamente in chiaro un programma di riforme accettabili. No, il grosso della sinistra italiana (che non si può chiamare sinistra da un pezzo) sembra aver sposato la tesi montiana del risanamento del debito a colpi di tagli, eccetera. Ed è più facile tagliare in basso: non serve nemmeno la scala, che d’altronde avevano già abolita anni fa (quella mobile)

    Inoltre osservo, ancora realisticamente, che l’obbiettivo delle forze politiche europee, e italiane, è pur sempre quello che descrive Scalfari la domenica successiva, ossia:
    “Il quadro europeo ha come obiettivo finale la nascita di uno Stato federale al quale gli Stati nazionali cedano una parte della loro sovranità, soprattutto per quanto riguarda la politica di bilancio e quindi il fisco, la spesa, la politica dell’immigrazione, le grandi opere infrastrutturali europee, i diritti e i doveri di cittadinanza.”

    http://www.vip.it/eugenio-scalfari-editoriale-di-domenica-22-luglio-2012-il-voto-anticipato-puo-battere-lo-spread/

    E se il quadro dei grandi ideali è questo, anche se l’obbiettivo fosse degno di essere raggiunto, ora ci chiediamo quanto ci costerà, e se ne varrà davvero la pena. Cedere la sovranità, come scrivi nel post, evidentemente equivale a diventare una colonia del ricco nord. È questo che vogliamo?
    Ma purtroppo sembra essere questo l’obiettivo largamente prefissato, che d’altronde avevamo votato quando abbiamo deciso per l’Euro, senza che ci fosse stato spiegato bene a cosa si sarebbe andati incontro – quando molti economisti già allora dicevano che era un passo scellerato.
    Ma le alternative quali sono? Tu le vedi?
    Possiamo sempre fare una scelta etica di principio, ma la nostra scelta si scontrerà con la realtà delle cose, e con quello che deciderà la maggioranza in ogni caso, data la premessa che la scelta è fra il male e il peggio. Insomma, la vedo nera.

    Inoltre questo sta acuendo le ostilità fra i paesi, tanto che c’è il rischio che la Merkel sarà ricordata come la cancelliera che avrà cancellato l’Europa (e sempre che non succeda di peggio). Ma mi pare fuor di dubbio che la politica “estera” della Germania si stia impegnando molto in tal senso. Una miopia (leggi interesse di parte) storica che (temo) pagheremo tutti molto caro.

    Credere di poter far società con paesi con economie più forti è stata una cosa irragionevole fin dal principio. Sembra che la storia si ripeta. Non impariamo mai, a quanto pare. Il sud d’Europa resterà il sud debole, e il nord non ha alcun interesse ad accollarsi i problemi del sud. E perché dovrebbero?
    In realtà qui nessuno è europeo, e l’Europa non esiste.

    Ps: pardon per la lungaggine. Se non ti spiace, mi farebbe piacere che posti il tuo commento anche da me. Ciao e grazie.

    Commento di rozmilla | 25 luglio 2012 | Rispondi


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