Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

Christine Lagarde e altri Vulcaniani

Recentemente Christine Lagarde, l’elegante direttrice del FMI, ha concesso un’intervista a The Guardian.
A questo link il riassunto, di cui traduco alcuni significativi passaggi:  christine-lagarde-salaire-depense-cout

In una intervista senza peli sulla lingua Lagarde afferma che per la Grecia è tempo di rimborso, e chiarisce che il FMI non ha intenzione di ammorbidire il pacchetto di austerità imposto al paese. Con linguaggio brutale… afferma che se i bambini greci soffrono per i tagli alla spesa ciò è responsabilità dei loro genitori, “che devono [incominciare a] pagare le tasse”.
Alla Grecia, che ha visto la propria economia crollare di un quinto da quando la recessione è cominciata, è stato imposto il taglio di salari, pensioni e spesa pubblica in contropartita dell’aiuto del FMI, dell’Unione Europea e della BCE. Alla domanda come poteva  non pensare alle puerpere prive di assistenza ostetrica, o ai pazienti che non possono ricevere farmaci salva-vita, la Lagarde ha risposto: “Penso di più ai piccoli alunni di una scuola in Nigeria, che fanno lezione per due ore al giorno sedendo in tre nella stessa sedia
[sic: sharing one chair for three of them] e che sono entusiasti di ricevere un’educazione. Ho sempre loro in mente. Perché penso che essi hanno bisogno di maggiore aiuto che la gente di Atene”. […] “Vuole sapere una cosa? Per quanto riguarda Atene, penso a tutta quella gente che cerca sempre di evadere le tasse”, […] Quando pensa ai greci privati dei pubblici servizi, Lagarde pensa “ugualmente” ai cittadini greci che non pagano le tasse […].”

Stefano Fait sul suo blog Verso un Mondo Nuovo ha scritto sull’argomento un bel post che consiglio di leggere, pieno come sempre di interessanti citazioni e links (un giorno dovrò decidermi a chiedergli come diavolo fa a gestire in maniera così efficiente il data base dei suoi appunti, che dev’essere considerevole).

Quelle che seguono sono invece le considerazioni che il post di Stefano mi ha suggerito:

Ciò che più colpisce dell’intervista non è tanto il contenuto (la sociopatia nelle istituzioni finanziarie è norma, non eccezione), quanto la forma. Il messaggio, nella sostanza, è lo stesso di sempre ed è riassunto dal noto postulato del Marchese del Grillo: “perché io so’ io e voi nun siete un cazzo”. Ma se ancora ieri si considerava che per farlo passare era necessario edulcorare il concetto con artifizi retorico-diplomatici, oggi questa esigenza è superata: un segno dei tempi. E sta qui forse l’aspetto più significativo dell’intervista. Dopo tre anni di crudele recessione non c’è più bisogno di indorare la pillola; conformemente alla dottrina della shock economy la gente ormai traumatizzata  non è più in grado di obiettare, ragionare, ribellarsi: a questo stadio tende ad accettare qualunque cosa. Allora non vale più la pena perdere tempo a camuffare i messaggi, anzi è bene che essi suonino chiari e inequivocabili.

Così l’affascinante, ultra griffata signora Lagarde, titolare di redditi, benefits e privilegi che a noi comuni mortali non è dato immaginare, può finalmente parlare di austerità con la leggerezza e l’inverecondia che le sono connaturate, a lei e a individui come lei, senza le quali il suo discorso non sarebbe così elegantemente, asetticamente tecnico.
spockL’empatia è un sentimento anti-economico, e – se vogliamo dirla tutta, anche un po’ plebeo. Quando essa afferma che pensa più ai bambini dell’africa sub-sahariana che non a quelli greci, ho il sospetto che ciò che intende dire in realtà non è che i primi sono in cima alle sue priorità e gli altri seguono, ma che tanto poco le vengono in mente quelli quanto meno ancora questi.

Il fatto è che i potenti, intesi come coloro che stanno al potere, non sono mentalmente attrezzati per potere immedesimarsi negli stati d’animo altrui. Essi sono come i vulcaniani di Star Trek, la cui cultura “è permeata dalla soppressione di tutte le emozioni e l’esaltazione della logica” (Cfr Wikipedia), e per i quali dare spazio a un qualunque turbamento può essere letale.

Se volete vedere un vulcaniano in difficoltà consiglio di dare un’occhiata  a questo video, che documenta la sofferta reazione di Monti alla domanda di Formigli “Presidente, a un suo figlio di vent’anni, laureato, che guadagna 5 euro l’ora in un call center con questi tipi di contratti, cosa direbbe? Vai via dall’Italia? O come lo convincerebbe a restare?”. Una domanda tutto sommato non particolarmente insidiosa, che avrebbe potuto dare luogo a una brillante replica di luoghi comuni e appelli retorici. Ma aveva due parole di troppo, “suo (di Monti) figlio”, che esprimevano un concetto in aperta contraddizione con quello di precario: un palese ossimoro, e gli ossimori appartengono alla poesia, non alla logica . L’assordante silenzio che ne è seguito, durato ben 10 secondi (pensateci:  per i tempi televisivi un’eternità), rotto peraltro dal giornalista,  non era per “cercare le parole” – come il primo ministro ha balbettato – ma per tentare di visualizzare un’immagine per lui del tutto inedita e inconcepibile, quella di suo figlio che fa un lavoro precario in un call center. mario-monti_t1

I vulcaniani, per definizione, non hanno figli afflitti da precariato; immaginarli tali anche solo per una mera ipotesi di scuola comporterebbe un coinvolgimento emotivo che potrebbe distruggere le loro certezze: un rischio che non possono permettersi di correre.
Il figlio di Monti non è precario in un call center; né i figli della Lagarde sono obbligati a sedere in tre nella stessa sedia in una scuola dell’Africa sub-sahariana, o soffrono come i bambini greci per i tagli alla spesa pubblica. Nemmeno per ipotesi. Non sono cose da vulcaniani, perbacco.

30/05/2012 Posted by | Riflessioni, Società | , | 4 Comments

Discariche e note ministeriali

Mercoledì 23 maggio 2012
La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica che, con nota indirizzata ieri dal Sottosegretario di Stato Antonio Catricalà al Prefetto Pecoraro, il Presidente del Consiglio Mario Monti ha confermato la propria fiducia al Commissario delegato per il superamento dell’emergenza ambientale nella provincia di Roma e gli ha richiesto di portare avanti nell’esercizio pieno dei suoi poteri il mandato conferitogli dal precedente Esecutivo».
Pecoraro ha scelto scelto Corcolle come sito per la nuova discarica della capitale.
Il Sole 24 Ore

Venerdì 25 maggio 2012
Il Consiglio dei ministri ha accettato le dimissioni del commissario all’emergenza rifiuti di Roma, Giuseppe Pecoraro, che voleva realizzare una nuova discarica a Corcolle, vicino a Villa Adriana che dal 1999 è patrimonio dell’Umanità. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha detto che il progetto ora sarà annullato. “Direi di sì”, ha risposto Clini ai giornalisti che gli chiedevano se l’idea di stoccare i rifiuti della Capitale sia da considerarsi archiviata.
SkyTG-24

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27/05/2012 Posted by | Società | , | 1 Comment

Della Germania e della Grecia, della virtù e del vizio.

Segnalo qui il video dell’ intervento del professor Gustavo Piga al convegno tenutosi il 24 maggio alla Sapienza, per commemorare l’economista Federico Caffè.Federcio Caffè

(Scomparso misteriosamente nel 1987, Caffè fu professore di Politica Economica presso diverse università italiane, ultima delle quali La Sapienza di Roma; commentatore e autore, “Fu uno dei principali diffusori della dottrina keynesiana in Italia, occupandosi tanto di politiche macroeconomiche che di economia del benessere. Al centro delle sue riflessioni economiche ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli”. Da: Wikipedia ).

Seguo da tempo il professor Piga attraverso il suo blog, una delle voci (per fortuna non più così poche) fuori dal coro rispetto al mono-pensiero liberista che sta affliggendo da troppi anni il mondo e seppellendo ultimamente l’Unione Europea. Ho quindi familiarità con le sue idee, che condivido senza riserve – salvo forse la pertinacia con cui egli spera ancora nella possibilità di una rinascita dell’Europa, per cui nutro invece un forte scetticismo.

Gli argomenti del video (la crisi in Europa, il futuro dell’eurozona, l’effetto moltiplicatore del bilancio in pareggio, la globalizzazione…), stante i vincoli di tempo, sono toccati in maniera sommaria, sufficiente tuttavia per stimolare riflessioni e domande. Mi ha lasciato però perplesso il preambolo, in cui il professore si riferisce al ruolo della Germania in questa crisi in termini che mi sono sembrati un po’ troppo assolutori. Nel commento al post, che qui riporto, espongo il mio punto di vista:

“[…] Credo che il tipo di leadership che questo paese [la Germania] sta esercitando in Europa non sia quello alto e nobile che auspicava Caffé nell’introduzione che lei ha letto: (“[la crisi del '29 dovuta al]… venir meno della secolare funzione egemone, leadership, della GB prima ancora che gli USA fossero preparati a farla propria. Il concetto di leadership è da intendere come provvista del bene pubblico, responsabilità, anziché come sfruttamento dei soggetti o come bene privato, prestigio.Si tratta cioè di una funzione guida che richiede da parte del paese che lo esercita di agire come stabilizzatore necessario di fronte alle asimmetrie presenti nel sistema economico e finanziario internazionale.”).

La leadership tedesca sembra piuttosto l’esercizio di una supremazia finalizzata a un proprio tornaconto, immediato e non lungimirante. Qualcosa che in altri tempi si sarebbe chiamato colonialismo. A me sembra necessario mettere in evidenza questo aspetto, sempre, anche quando si vuole esprimere una valutazione equilibrata della situazione dando a Cesare (la Germania) ciò che è di Cesare.
Per quello che ho capito, se la Grecia è arrivata al punto di non ritorno è anche (e in buona parte) perché la Germania ha contribuito a che la crisi maturasse, oltre a impedire colpevolmente interventi tempestivi e decisi una volta che la crisi si è manifestata. Mi chiedo: il disavanzo dei paesi “viziosi” da cosa è compensato, se non dall’avanzo dei paesi “virtuosi”? Che ne fossero o meno consapevoli, non sono essi altrettanto responsabili delle bolle che andavano alimentando? Ho letto, ad esempio, che il bilancio greco è stato falcidiato nella maniera devastante che sappiamo in tutte le voci, salvo quella relativa alle spese militari, che rispetto al PIL sono seconde solo a quelle degli USA: per quel che ne so non ci sono state spiegazioni o smentite alle voci che Berlino e Parigi abbiano condotto pesanti pressioni affinché la Grecia confermasse l’acquisto di panzer e sottomarini:

http://www.unimondo.org/Guide/Economia/Finanza-e-armi/La-Grecia-brucia-ma-Francia-e-Germania-ricattano-sulle-armi-133814

http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1AO3W6

Svegliarsi a bolla ormai esplosa e puntare il dito contro i dissipatori come unici responsabili del loro male – come la Germania fa,  mi sembra ipocrita e soprattutto estremamente cinico. Lasciarli morire, come sta avvenendo, mi sembra poi peggio che criminale: stupido.

Nella conferenza di Londra del 26 febbraio ‘53, sessanta paesi abbuonarono alla Germania buona parte dei debiti della prima e seconda guerra mondiale. I rimborsi esosi imposti dalla Francia a Versailles provocarono la tremenda inflazione della Repubblica di Weimar che aprì la strada a Hitler. La Repubblica Federale avrebbe dovuto saldare ancora una dozzina di miliardi di Deutsche Mark per i debiti della Grande Guerra. Ne pagò appena la metà, e si passò sopra ai danni dell’ultima guerra. Si voleva evitare che la Germania ancora in rovina e divisa in due finisse sotto l’Urss. Fra i firmatari di Londra c’era anche la Grecia.”  http://qn.quotidiano.net/esteri/2012/02/16/668765-debiti_berlino_salverebbero_atene.shtml

Ciò che aveva spinto quei sessanta paesi a firmare non era certo la generosità, ma la lungimiranza. Una merce che in questa piccola Europa è ormai rarissima: la crisi, evidentemente, ha distrutto anche quella. “

PS:I video di tutti gli interventi del convegno sono disponibili a questa pagina di Radio Radicale).

27/05/2012 Posted by | Economia e finanza, Società | , , | 2 Comments

Annamaria for president

Avevo già avuto modo di apprezzare Annamaria Cancellieri quando dichiarò che il problema della disoccupazione fra i giovani dipendeva dal fatto che costoro cercassero il posto fisso, nella città natale e a fianco di mamma e papà, secondo una corrente di pensiero che risale al compianto Padoa Schioppa (quello dei “bamboccioni”).

Con ritardo colpevole leggo il riassunto che AGI  dà dell’intervista a Repubblica,  a proposito del nuovo rischio terrorismo dopo l’agguato a Genova al dirigente di Ansaldo Nucleare. La strategia di difesa di tutti gli obiettivi implica, sostiene Annamaria,  un dispiegamento enorme di uomini, e poiché “non possiamo sottrarre forze all’attività investigativa e al controllo del territorio” rischiando di lasciare scoperti “altri possibili focolai di emergenza” sarà necessario ricorrere all’esercito.
A beneficio di coloro che già paventavano un Paese brulicante di soldataglia, stile repubblica sudamericana, a presidiare il territorio contro il terrorismo e di passo, magari,  a sedare i disordini che il default prossimo venturo potrebbe provocare,  il Ministro l’indomani precisa che “non ci sarà un incremento di uomini in chiave antiterrorismo”, si utilizzeranno quelli che già ci sono, “con una razionalizzazione”.
Non cambia nulla, in buona sostanza: il provvedimento a cui pensa è un non provvedimento e la notizia è una non notizia.

Anche della dichiarazione del giorno dopo, “la TAV è madre di tutte le preoccupazioni”, il Viminale ha quasi immediatamente fornito l’interpretazione autentica. Le preoccupazioni TAV sono legate non al rischio terroristico ma alla realizzazione delle opere. Se si considera che già nel 1991 c’era chi autorevolmente sosteneva che l’opera andasse portata a termine entro il 1997 (data in cui, in assenza di interventi e viste le proiezioni di incremento del traffico, la tratta sarebbe collassata) è umano che il Ministro ci perda il sonno, e che altre meno urgenti questioni (l’incombente implosione dell’Europa, le aziende che chiudono a ritmo forsennato, la disoccupazione che cresce per via esponenziale, la povertà che si allarga a macchia d’olio…) passino in secondo piano.

Ma per tornare all’intervista, è giusto ricordare altre affermazioni che per acutezza e originalità sono a dir poco dirompenti.
Il Ministro ha auspicato in questa fase il massimo della coesione: il governo ce la può fare, ma ha bisogno del sostegno di tutti i partiti, che “devono aiutarci ad abbassare la tensione sociale”. (Qui magari qualcuno avrebbe dovuto spiegarle che ormai agli italiani, a parlargli di partiti, la tensione sociale gli si impenna).
E poi:
Le tasse devono essere pagate, farlo è un dovere.
Stiamo vivendo un momento drammatico, ma ne usciremo.
L’Italia non è la Grecia.
Tutti devono fare uno sforzo per contribuire alla tenuta del paese.

A non sapere che l’intervistato era il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, uno poteva pensare che chi parlava fosse il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Che Annamaria si stia allenando per succedergli?

15/05/2012 Posted by | Società | , , , | 2 Comments

L’obbedienza dei sudditi

A Gerusalemme [durante il processo] Eichmann accusò “quelli al potere” di avere abusato della sua obbedienza: “Il suddito di un governo buono è fortunato, il suddito di un governo cattivo è sfortunato. Io non ho avuto fortuna.”

(Hanna Harendt, La Banalità del Male)

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12/05/2012 Posted by | Società, Riflessioni | , , , , | 1 Comment

La candida Merkel e la Neo-democrazia

Angela Merkel, commentando i risultati in Francia, dice che accoglierà a braccia aperte Hollande, poiché considera fondamentale  la collaborazione franco-tedesca. Tuttavia il patto di stabilità  non si tocca, tiene a precisare.

“Non si può – chiosa con ammirevole candore – cambiare politica ad ogni elezione, di qualunque paese si tratti”.

E noi che eravamo convinto che si andasse a votare o per confermare una politica vigente o per cambiarla. Nella neo-democrazia europea invece è ammessa solo la prima opzione, la seconda è stata abolita per essersi dimostrata un inutile impaccio.

Perché sono sempre i sudditi gli ultimi a sapere le cose?

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Angela_Merkel

08/05/2012 Posted by | Società | , , , , | 5 Comments

Palestiniana: intervista a Gilad Atzmon

Stefano Fait sul suo blog Verso un mondo nuovo ripropone una bella intervista a Gilad Atzmon, scrittore e musicista jazz israeliano che per le sue posizioni critiche nei confronti del giudaismo e di Israele si è guadagnato l’etichetta di antisemita da parte sia del sionismo che dall’antisionismo ebraici.
Il suo ultimo libro, “The Wandering Who”, non mi risulta ancora uscito in Italia. Sul suo blog viene presentato come segue:

Jewish identity is tied up with some of the most difficult and contentious issues of today. The purpose in this book is to open many of these issues up for discussion. Since Israel defines itself openly as the ‘Jewish State’, we should ask what the notions of ’Judaism’, ‘Jewishness’, ‘Jewish culture’ and ‘Jewish ideology’ stand for. Gilad examines the tribal aspects embedded in Jewish secular discourse, both Zionist and anti Zionist; the ‘holocaust religion’; the meaning of ‘history’ and ‘time’ within the Jewish political discourse; the anti-Gentile ideologies entangled within different forms of secular Jewish political discourse and even within the Jewish left. He questions what it is that leads Diaspora Jews to identify themselves with Israel and affiliate with its politics. The devastating state of our world affairs raises an immediate demand for a conceptual shift in our intellectual and philosophical attitude towards politics, identity politics and history.

“L’identità ebraica è legata ad alcune fra le le questioni più problematiche e controverse dei nostri giorni.  Lo scopo di questo libro è  aprirle alla discussione. Dal momento che Israele si definisce apertamente “stato ebraico”, dovremmo chiederci cosa comportano nozioni come “giudaismo”, “ebraicità”, “cultura ebraica” e “ideologia ebraica” . Gilad esamina gli aspetti tribali iimpliciti  nell’ebraismo laico – sia sionista che anti-sionista; la “religione dell’olocausto”; il significato della “storia” e del “tempo” nell’ideologia ebraica laica; le ideologie anti-gentili  sottostanti  le differenti forme di discorso politico ebraico, perfino nella sinistra ebraica. Egli si interroga su cosa spinge gli ebrei della diaspora all’identificazione con Israele e ad appoggiarne le politiche. La devastante situazione del mondo solleva l’immediata esigenza di un  salto concettuale nel nostro atteggiamento intellettuale e filosofico verso la politica, le identità politiche e la storia”.

La presentazione del libro presso l’Università di Exter, in Inghilterra (“l’unica in Europa ad ospitare una facoltà di studi sulla Palestina”) , presenti sia  contestatori che simpatizzanti, ha provocato vivaci discussioni. Sul blog Civium Libertas è riportata la trascrizione del dibattito, molto istruttivo da leggere; per chi non ha problemi di lingua c’è anche il video dell’evento.

Qui sotto invece una prova di Gilad in veste di musicista:

05/05/2012 Posted by | Geopolitca, Società | , , | 1 Comment

Silenti modifiche costituzionali e aritmetica di base.

Roma, Senato Italiano, 17 apr 2012: approvazione in ultima lettura del DDL costituzionale che inserisce in Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio. Votato a larga maggioranza (come i tre precedenti passaggi alle Camere), ha raggiunto quorum dei due terzi che impedisce il ricorso al referendum confermativo.

bersani-pinocchio-pareggio-bilancio
Promemoria:
‎Roma, 11 ago 2011 – “…. Non parlateci di pareggio di bilancio in Costituzione, sarebbe castrarsi da ogni politica economica”. Pier Luigi Bersani, intervento sulla relazione del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti (ANGEPAR).
Il Partito Democratico ha votato compatto per il sì. Aspetto con curiosità che qualcuno spieghi le ragioni di questo cambiamento di rotta.

Riassumendo, come ho già commentato altrove: un parlamento disattento e squalificato vota a maggioranza qualificata (per evitare il referendum confermativo) una modifica costituzionale proposta da un governo di opinabile legittimità, su indicazione di organismi extra-nazionali privi di alcun mandato popolare, nel connivente silenzio dei mezzi di informazione.
Non so se questo quadro a voi sembra tranquillizzante; a me no, e ciò a prescindere dal merito del provvedimento.

In merito al al quale, però, segnalo su  Today.it. un intervista di Vladimiro Giacché, uno dei tanti economisti che hanno messo in guardia la politica contro l’adozione del provvedimento, e sul Manifesto le riflessioni del costituzionalista Gianni Ferrara.
Inascoltati, come tanti altri.

Vorrei anche proporvi un piccolo esercizio di aritmetica elementare, suggerito dal professor Aldo Bagnai sul suo blog Goofynomics. Prima però, alcune premesse e un’ipotesi esemplificativa.
Le premesse:
a) il problema non sembra essere tanto il debito in sé, quanto il rapporto Debito/PIL: tant’è che il Fiscal Compact ne fissa i limiti relativi (60%) e non assoluti.
b) il PIL è dato dalla somma di: Spesa Pubblica + Spesa Privata + Saldo bilancia commerciale.
c) L’Italia vanta circa 120 punti di debito per ogni 100 di PIL.
d) Per effetto del pareggio di bilancio questo rapporto non può aumentare, e per effetto del Fiscal Compact il debito dovrebbe essere abbattuto del 50% nei prossimi 5 anni, cioé 12 punti all’anno (60/5).
L’ipotesi:
Il Governo dei Migliori, ligio alle direttive UE, decide che la legge finanziaria 2013 deve non solo essere in pareggio, ma comportare un avanzo di 12 punti da destinare all’abbattimento del debito. Allo scopo, delibera minori spese per 6 e maggiori tasse per 6. Che succede? Succede che il debito da 120 scende a 108 punti. Magnifico! Ma i 12 punti recuperati dai risparmi e dalle maggiori tasse sono risorse sottratte alle spese pubblica e privata (componenti del PIL), che fatalmente diminuiscono come insegna Monsier J. de La Palice: Il PIL passa dunque a (100-12) 88 punti (sempreché la mazzata non abbia ulteriormente diminuito la già scarsa propensione al consumo dei contribuenti – nel qual caso ci si potrebbe aspettare un ancor peggiore risultato, ma lasciamo stare).

Ed ecco il piccolo esercizio aritmetico: calcolare il rapporto percentuale fra 108 e 88, e poi raffrontarlo a quello fra 120 e 100. La sorpresa è che se prima della cura avevamo un rapporto debito/pil pari al 120%, ora ne abbiamo uno pari al 123%!
Questo è un modello semplificato (qui uno più articolato, se ne avete voglia) ma nondimeno abbastanza vicino a ciò che sta accadendo nella realtà: non per niente la Grecia ha visto schizzare il proprio debito al 144% del PIL nel 2010 e 165% nel 2011, nonostante – o grazie a -  i tagli da macelleria sociale raccomandati da mamma Europa.
Morale: di questi tempi, invece di ridurla, la spesa pubblica andrebbe riqualificata e quanto alle tasse, beh sarebbe ora di cominciare ad andarci piano.

Ritornando ai nostri bravi parlamentari: dubito che al Senato fossero in molti a votare in piena consapevolezza; ma, come ebbe a dire Michał Kalecki ,“obstinate ignorance is usually a manifestation of underlying political motives”: di solito l’ostinata ignoranza è segno di motivi politici inconfessati (citato da Sergio Cesaratto).

19/04/2012 Posted by | Società | , , | Leave a Comment

Genova 2001: il G8, la Scuola Diaz

Ho visto recentemente il documentario Black Bloc,  prodotto da Domenico Procacci per la regia di Carlo Bachschmidt. Andato in onda alcune sere fa su Rai3 ad un orario impietoso, come accade nella migliore tradizione TV quando si tratta di trasmettere qualcosa giudicato non alla portata del telespettatore medio, l’ho recuperato il giorno dopo in streaming a questo link.
Il lavoro è tutto basato sul racconto di alcuni ragazzi che vissero in prima persona i fatti della Diaz, durante il G8 a Genova, nel 2001. Perlopiù è fatto di inquadrature fisse su di loro, e vi assicuro che il turbamento che si indovina su quei volti mentre ricordano provoca un forte coinvolgimento emotivo.
Guardatelo.
La cosa che più fa riflettere di questo documento è l’agghiacciante evidenza di quanto fragile sia lo stato di diritto, e di come sia facile stravolgerlo nel giro di poche ore trasformando una città italiana in una qualunque metropoli dell’America Latina ai tempi delle dittature fasciste. Basta un drappello di poliziotti inferociti, non più una squadra ma un branco, ed ecco l’incubo della democrazia sospesa, della prevaricazione, della legalità violentata. Ho avuto già modo di osservare (Democrazia strettamente personale ) come la lunga consuetudine con i nostri diritti ci illuda che essi siano naturali e inalienabili, mentre in realtà si tratta di precarie conquiste che la nostra disattenzione può vanificare; il secolo scorso insegna.

Dobbiamo ricordare, sempre, che la democrazia non è delegabile: ne siamo responsabili in prima persona, e ognuno diventa responsabile di quanto accade agli altri se si volge lo sguardo altrove quando qualcosa accade.

C’è un momento nel documentario particolarmente toccante, quando una delle ragazze ricorda come, dopo i giorni passati nelle carceri di Bolzaneto senza potere comunicare con l’esterno, terrorizzata, fu trasferita in altro carcere dove poté godere di un trattamento finalmente civile. C’erano di nuovo pasti caldi, e c’era la televisione, e vide – meraviglia! – un servizio del telegiornale in cui si dava conto di manifestazioni di solidarietà con i ragazzi della Diaz. In quel momento lei capì che fuori  c’era chi si ricordava di loro e si batteva per il loro rilascio, e si sentì rinascere. Osservate come le brillano gli occhi mentre ne parla.

E’ questo il punto. La democrazia è un insieme di diritti individuali che si sostengono l’un l’altro. La folla che manifestava fuori non aveva distolto lo sguardo e i ragazzi della Diaz non erano più soli contro la prevaricazione:  la prevaricazione tornava quindi al normale stato di latenza.

Potrei finire qui. Ma ma mi preme ricordare che all’epoca erano Primo Ministro Silvio Berlusconi e Vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini. L’allora capo della Polizia, Gianni di Gennaro, oggi è il capo dei Servizi Segreti, mentre il vice capo vicario Andreassi, che scelse di non partecipare a quell’operazione, non ha fatto una carriera altrettanto brillante. Ministro dell’Interno, a sua insaputa, era Claudio Scajola. Alla Giustizia Roberto Castelli.
Così. Perché la democrazia è fatta anche di informazione e di memoria.

.diaz

18/04/2012 Posted by | Società | , , , | 2 Comments

Ancora sul pareggio di bilancio, ma anche: un professore sul treno, l’orso Stiglitz e l’anelasticità del crimine.

La votazione del Senato che doveva sancire ieri la modifica degli articoli 81, 97, 117 e 119 introducendo l’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione, è stata rinviata di una settimana. Non si sa bene il motivo, nessuno ne parla. Le poche notizie si trovano in rete, non certo sui quotidiani nazionali. Visto che i primi tre passaggi erano filati via lisci come l’olio viene da supporre che il rinvio sia dovuto più a ragioni politiche che di merito: mal di pancia che non avrebbero garantito la maggioranza dei due terzi, condizione indispensabile affinché la modifica non incorra nel rischio di referendum confermativo.

Ma perché questi mal di pancia? Mi piacerebbe pensare che siano il risultato di un tardivo scrupolo democratico di almeno una parte dei nostri parlamentari, i quali forse hanno riconosciuto l’opportunità che il provvedimento lasci ai cittadini lo spazio per pronunciarsi, come molti appelli in rete chiedevano, prendendo atto che la scarsa credibilità e rappresentatività di questo Parlamento sconsiglierebbe imperiosi interventi legislativi sulla Carta fondamentale della nostra Repubblica (checché ne pensino Napolitano e Monti).
Mi piacerebbe. Ma temo che i motivi siano meno nobili. (Per esempio, nel PDL si avverte un malumore diffuso da quando l’audace ministro Passera, un paio di giorni fa, ha fatto conoscere la decisione del governo di azzerare il Beauty Contest e procedere alla cessione onerosa delle frequenze TV).
Staremo a vedere la settimana prossima, ammesso che qualcuno ci tenga informati.

Nel frattempo consiglio queste riflessioni   del professor Gustavo Piga, suggeritegli dalla lettura dei due principali quotidiani nazionali durante un suo viaggio in treno ieri (un mezzo di trasporto per cui credo abbia un debole). Si parla del pareggio di bilancio in Costituzione, del silenzio del Tesoro sui derivati che abbiamo in tasca, di spending review, del nobel Stiglitz e della riqualificazione anziché riduzione della spesa pubblica (l’articolo che cita di Bisin e De Nicola su Repubblica doveva essere molto significativo, mi spiace non averlo potuto recuperare in rete: “sfoltire, sfoltire [riferito alle forze dell'ordine]: senza le pietose scuse dell’ordine pubblico che ne soffrirebbe. L’andamento della criminalità in Italia è anelastico rispetto al numero di uniformi”. Impietoso il commento: “Riina e Provenzano li si cattura noi a mani nude“).
Breve e gustoso: da leggere con l’attenzione che tutti i post del professore meritano.

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13/04/2012 Posted by | Società | , | Leave a Comment

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