Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

UNA GRECIA PER AMICO – IN ARRIVO IL DOCUMENTARIO CHE CE LO RICORDA

Mauro Poggi:

Sul blog Kappa Di Picche, Andrea Guglieri scrive un sentito post sul coraggioso progetto portato avanti da un manipolo di amici dei gruppi “101 Dalmata ” e “LIRE”, per documentare “il più grande successo dell’Euro” evocato a suo tempo da Monti con riferimento alla Grecia.
Il progetto, ormai in conclusione, si è finanziato tramite la raccolta fondi on line a cui in tanti hanno aderito con entusiasmo: chi volesse unirsi può cliccare sul banner in alto a destra; anche un minimo contributo sarà ben accetto.
L’anteprima del documentario, presentata al convegno organizzato da A/simmetrie il 12 aprile a Roma, è visibile al link indicato nell’articolo.
Buona lettura e buona visione.

Originally posted on Kappa Di Picche:

L’euro è il Cavallo di Troia del nostro tempo. La più nota metafora che la Grecia ci abbia regalato si adatta alla moneta unica in modo stupefacente: accolta tra le feste, portava in sé la rovina mentre i moniti sulla reale natura del dono rimanevano senza ascolto. Se la Grecia rappresenta il successo dell’euro, come dice Mario Monti nella frase che ha ispirato il titolo del documentario, vuol dire che l’euro è uno strumento di rovina.

Per mostrare il risultato, sono partiti in cinque alla volta di Atene. Viaggio in traghetto e permanenza low cost, due operatori televisivi ma tutti volontari. Parsimonia dovuta, avendo scelto di affidarsi ad una raccolta fondi online per coprire le spese vive. Non solo denaro: è arrivato anche sostegno organizzativo, creativo e morale. Da casa si traducono ore di interviste, permettendo al regista Matteo Nigro le scelte finali per i cinquanta minuti del video.

Sei…

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14 aprile 2014 Pubblicato da | Società | , , , , | 4 commenti

Israele trascinerà con sé nell’abisso gli Stati Uniti?

Mauro Poggi:

Un’analisi di Stefano Fait su Medio Oriente, al solito corredata di links estremamente utili all’approfondimento.

Originally posted on Verso un Mondo Nuovo:

a cura di Stefano Fait, direttore di FuturAbles

The_Samson_Option

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sembra determinato ad aggravare l’isolamento internazionale di Israele continuando a trattare con sprezzo il diritto internazionale, le Nazioni Unite, la Casa Bianca e l’Unione Europea.

La sua autorizzazione alla costruzione di migliaia di nuovi insediamenti in Cisgiordania serve a silurare i colloqui di pace ma, più di tutto, ribadisce l’intransigenza con la quale la leadership israeliana si prepara alla guerra in Medio Oriente per porre fine una volta per tutte alla questione palestinese (pulizia etnica)

http://www.futurables.com/2014/03/22/gli-investimenti-trentini-e-italiani-in-medio-oriente-sono-a-rischio-armageddon/

Una guerra che, inevitabilmente, causerà la distruzione di Israele e Palestina (opzione Sansone).

I neocon all’interno dell’amministrazione Obama stanno intralciando ogni tentativo americano di far capire a Israele quale sarà l’esito più probabile del fallimento dei colloqui di pace: la fine di Israele e un terribile colpo alle ambizioni statunitensi per questo secolo.
Di conseguenza, a dispetto…

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13 aprile 2014 Pubblicato da | Geopolitca | , , , , | 2 commenti

Euroscetticismo: le argomentazioni inoppugnabili che lo smontano.

Chi ha un po’ seguito questo blog sa delle mie posizioni euroscettiche. Ultimamente però mi sono imbattuto in due trasmissioni TV, entrambe de La7,  dove ho udito preparatissimi ospiti argomentare così scientificamente a favore dell’Euro che le mie granitiche certezze vacillano, al punto che sto meditando di iscrivermi anch’io al PUD€ (Partito Unico Dell’€uro).

La prima illuminazione l’ho avuta il 2 aprile sbirciando Coffee Break, dove un convincente Dario Nardella (deputato PD, Vice-sindaco di Firenze e attuale reggente, a detta di alcuni eminenza grigia di Renzi) ha spiegato al colto e all’inclita i vantaggi dell’euro. Il video dell’intervento è disponibile qui, ma il discorso è di tale importanza che vale la pena trascriverlo:

 

“Vorrei rimanere su fatti concreti. Perché ho capito che Salvini, che è anche una persona molto abile e intelligente, ha scoperto la bellezza dei premi Nobel. Va bene. Però io rimango a un livello molto più concreto, terra terra, e parto dall’esperienza di Firenze, che è anche di tutta Italia se pensiamo al turismo. Il problema è che oggi l’Italia è scesa al sesto posto nella classifica internazionale del turismo. Noi siamo il paese più bello del mondo. Si parlava del Mezzogiorno. Abbiamo investito poco sull’attrazione turistica, ci hanno sorpassato paesi che sono molto meno interessanti del nostro. Allora l’euro, penso ad esempio a Firenze, è fondamentale quando noi pensiamo alle politiche per il turismo, perché il cambio della moneta ci avvantaggia quando vengono gli americani i cinesi, gli asiatici. Bisogna guardare anche i risultati concreti. Allora pensiamo all’opportunità che abbiamo anche nell’export. Si dirà sì ma con la lira si possono vendere meglio i prodotti. Attenzione che per comp… ehm bilanciare la forza di monete come quella americana o quella cinese abbiamo bisogno di un’Europa più forte, non di smantellarla”.

Dario Nardella e consorte a Pitti Uomo. Foto Corbis Images

Dario Nardella e consorte a Pitti Uomo. Foto Corbis Images

Seconda illuminazione, ieri sera, venerdì 4 aprile,  a Otto e Mezzo. Comparsata di Severgnini e Floris a scopo promozionale per l’ultimo libro che ciascuno di loro a scritto. La puntata è ancora disponibile a questo indirizzo. Trascrivo anche in questo caso il passaggio che mi ha colpito (il resto è andato tutto in compiacenti analisi sul nuovo caro leader Matteo Renzi), tanto più che non so per quanto tempo resterà disponibile sul portale de La7.
A partire dal minuto 12:25:

“Lilli Gruber:
… si dovrà per forza parlare di Europa. Tu Beppe hai scritto a proposito delle elezioni europee di maggio che gli unici che parlano con passione dell’Europa sono i nemici dell’Europa, mentre gli europeisti tacciono. Dovrebbero parlare per dire cosa, secondo te?

Beppe Severgnini:
Dovrebbero parlare per dire … e parliamo di milioni di persone in Europa che hanno partecipato ai programmi Erasmus, che non è una cosa per privilegiati, moltissimi ragazzi universitari… “ragazzi tocca a voi!”. L’Europa non è solo un posto dove si dividono classi, appartamenti e letti, è anche un’altra cosa. Allora fuori la voce, tocca a voi. Dobbiamo ricordare che abbiamo giocattoli più sicuri, alimenti più sicuripossiamo spostarci in giroabbiamo campionati più belli… Io vorrei – ti assicuro - bloccare un giorno l’Europa: il 9 maggio invece che il giorno per l’Europa il giorno senza Europa. E poi mettermi a Linate, o a Fiumicino, chiudere e tornare ai tempi in cui passaporti, visti… trovi una fila di un chilometro, e uno protesta “cos’è questa roba?!”. “Lei stia zitto, lei era uno di quelli che l’Europa non serve a niente, è una buffonata, si mette in coda, fa un chilometro di coda e zitto”. Ecco, forse queste cose… Lo sto dicendo con passione perché credo che l’Europa sia una grande conquista, e non tiro fuori la pace, ma anche la vita quotidiana… e che gli europeisti abbiano paura a dire queste cose perché la politica europea è troppo austera ci contesta i bilanci… tutto questo è vero ma l’Europa ha cambiato in meglio la nostra vita; senza una baby sitter del nord, tedesca diciamo la verità, l’Italia sarebbe andata non meglio, ma molto molto peggio. Ci hanno costretti a fare una serie di cose utili negli ultimi trent’anni almeno.”

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Come ho detto, dopo queste decisive argomentazioni sono tentato di iscrivermi al PUD€. Anzi l’avrei già fatto, ma mi sono imbattuto in uno studio della Natixis che  Voci dall’Estero ha appena segnalato.

Riferendosi a Spagna, Portogallo e Spagna, vi si dice che:

…even if no new crisis or no accident interrupts the improvement of the economies, it will take a very long time for these economies to return to normal, i.e.:
− For unemployment to return to its pre-crisis level (from 6 to 25 years according to the country);
− For public and private debt ratios to return to sustainable levels (from 6 to 15 years);
− For household and corporate solvency to return to normal (from 4 years to “forever”);
− For the production capacity destroyed during the crisis to be rebuilt (from 5 years to “forever”, “forever” meaning that the correction process has not started).  These countries will therefore be fragile for a very long time, hence the risk that a new confidence crisis may break out before their situation normalises. 

Tradotto suona più o meno così:
anche se nessuna nuova crisi o nessun incidente interrompesse la ripresa di queste economie, ci vorrà molto tempo perché esse tornino alla normalità, prima cioè:
- che la disoccupazione torni ai livelli pre-crisi (da 6 a 25 anni a seconda del paese);
- che i rapporti di debito pubblico e privato tornino a livelli sostenibili (dai 6 ai 15 anni);
- che la  solvibilità delle famiglie e delle imprese torni alla normalità (da 4 anni a “mai”);
- che la capacità produttiva distrutta durante la crisi venga ricostruita (da 5 anni a “sempre”, dove “sempre” significa che il processo di correzione non viene avviato).
Questi paesi rimarranno quindi fragili per un tempo lunghissimo, da qui il rischio di una nuova crisi di fiducia prima che la loro situazione possa normalizzarsi.

(Notare che l’analisi non include la Grecia, forse perché in quel caso i tempi di ripresa si spostano sul lunghissimo termine, dove come è noto saremo tutti morti).

Questo tra l’altro mi ha rammentato un recente studio della Commissione Europea sulle prospettive di crescita dei paesi eurozona, ignorato chissà perché dai media, dove ho trovato un pessimismo analogo, seppur leggermente più sfumato.

Tutto sommato credo che rimanderò l’iscrizione al PUD€ ancora di qualche giorno.

5 aprile 2014 Pubblicato da | Società | , , , | 7 commenti

Europa: i Piani B

Lo scorso 22 marzo il governatore della Banca centrale belga, Klaas Knot, ha reso noto che nel 2012 il suo Istituto aveva preparato un piano di emergenza per l’uscita dall’euro. L’ammissione ufficiale di ciò che si sa ufficiosamente, e cioè che Banche centrali e Ministri delle finanze lavorano su scenari di implosione dell’eurozona almeno dalla primavera 2011, ha dato lo spunto a Jacques Sapir per alcune considerazioni, tanto più interessanti in quanto l’economista francese ha partecipato attivamente a tali lavori.

L’aspetto sostanziale, tuttavia, sta nella conferma dell’esistenza (logica – ancorché negata) di “piani B”, già evocati in passato da Tremonti e auspicati da Savona, grazie ai quali la dissoluzione dell’Eurozona non sarebbe accompagnata dal caos che gli euroTeisti paventano o minacciano. Purché, evidentemente, sia questa la volontà politica.

La prima cosa da notare, osserva infatti Sapir, è che questi studi dimostrano che l’uscita dall’euro non sarebbe quel pericolosissimo salto nell’ignoto preteso da numerosi europeisti. A questi studi, il cui aggiornamento è sistematico,  concorrono regolarmente anche economisti euroscettici. Essendo fra costoro, Sapir può vantare una conoscenza diretta degli studi di quattro paesi, e può testimoniare che i risultati portano tutti alla conclusione che un’uscita senza drammi è possibile, purché le Banche centrali prendano le opportune misure cautelative.
I diversi studi convergono tutti nell’identificare le stesse criticità:
speculazioni violente a breve termine
evoluzione dei bilanci di banche e compagnie d’assicurazione
spinte inflazionistiche.

Significativo il fatto che per nessun paese l’argomento debito pubblico è stato considerato fra le criticità. Il principio della lex monetae è assodato: il debito emesso da uno Stato sul proprio territorio è rimborsabile nella moneta di quello Stato, sie essa euro o altra valuta nazionale. Nessuno studio ha considerato plausibile lo scenario di un crollo del commercio fra i paesi della zona euro. La valutazioni catastrofiste previste da certi Istituti filo europeisti (- 10% del PIL, per esempio) non sono state validate, né in Francia né altrove. Al contrario, gli studi asseverano le analisi degli “anti-euro”. In Francia, uno studio del Ministero delle finanze attesta l’attendibilità delle prospettive di crescita in caso di forte svalutazione della nuova moneta.

Le criticità identificate sarebbero tali nel caso il sistema finanziario degli Stati restasse immutato, altrimenti, per la maggior parte dei paesi, i calcoli e le stime dimostrano che questi problemi sono gestibili.
Il rischio di forte speculazione dovrebbe essere minimizzato dal controllo dei capitali nelle operazioni finanziarie a breve. Questi controlli dovrebbero essere implementati per un periodo che va da sei a diciotto mesi.
I sistemi bancari italiano, francese, olandese e belga dimostrano nel loro insieme una grande capacità di resilienza all’instabilità generata dall’uscita. Alcuni istituti potrebbero trovarsi in difficoltà, che non sarebbero però maggiori di quelle affrontate nell’autunno del 2008 e comunque di entità tale da non compromettere la capacità di farvi fronte da parte degli Stati.
Un solo paese avrebbe seri problemi, ed è la Spagna. Tenuto però conto del legame fra banche spagnole e banche tedesche, è chiaro che questo paese riceverebbe un aiuto sostanziale.
Il problema è più complesso per le compagnia di assicurazione, ma anche qui le necessità di ricapitalizzazione vanno dallo 0,5% allo 0,75% del PIL, a seconda del paese.

Il rischio inflazione varia in modo considerevole da paese a paese. L’inflazione, per un anno o due, potrebbe essere superiore ai tassi di interesse, e ciò implicherebbe una perdita dei patrimoni finanziari di circa il 10%, compensata almeno in parte dalla rivalutazione di altri elementi patrimoniali quali l’immobiliare, e dall’aumento dei redditi da lavoro.
Sotto questo aspetto, l’uscita dall’euro comporterebbe una redistribuzione parziale della ricchezza, in senso perequativo, intorno al 5-7% a seconda del paese.

Gli effetti positivi dell’uscita sono esaminati solo incidentalmente, dal momento che gli studi si concentrano più sulla dimensione tecnica dei rischi. Tuttavia, in modo implicito o esplicito i vantaggi vengono definiti “importanti” per Francia e Italia, e “significativi” per l’Olanda.

Ciò che gli studi mettono in evidenza è l’aspetto politico [ideologico] della decisione:  chi condivide la rappresentazione per cui l’euro è un traguardo storico irrinunciabile sarà portato a considerare la crisi e la perdurante depressione un prezzo accettabile da pagare per conservarlo; chi al contrario ha un atteggiamento più scettico nei confronti dell’euroTeismo valuterà che è ormai l’ora di metter fine a una disgraziata esperienza durata fin troppo. L’evoluzione dei PIL e degli investimenti nei paesi Euro dimostra quanto esorbitante sia il costo della moneta unica:

Grafico 1 – crescita (2000 =100)

 

Sapir Alllegato 1

Grafico 2 – investimenti (2000 = 100)

Sapir allegato 2

Le conseguenze sociali sono altrettanto drammatiche, e la grande manifestazione di Madrid, il 22 marzo, dimostra che i popoli non sono più disposti a sopportare l’insopportabile. L’euro, fin dalla sua costituzione, sta organizzando la fine dello Stato sociale.

Grafico 3 – disoccupazione

Sapir allegato 3

Davanti al deterioramento della situazione macro-economica e considerati i ridotti mezzi d’azione lasciati alla BCE, è chiaro che i tentativi di salvataggio dell’Euro non potranno che tradursi in un’austerità ulteriore e amplificata. Assieme alla distruzione dello Stato sociale – uno dei capisaldi della cultura europea – si perpetra così la distruzione dell’Europa.
Sarebbe urgente, quindi, che i diversi studi sull’uscita dall’euro fossero finalmente pubblicati nella loro integrità. Sarebbero la base per un dibattito reale per le elezioni europee, che dovrebbero svolgersi sulla questione dell’euro-austerità e dunque, in ultima istanza, sulla questione della permanenza o dissoluzione dell’euro.

Gli europeisti al potere, che siano di destra o di sinistra, il famigerato Partito unico dell’euro (PUDE), continueranno invece a non voler guardare la realtà dei fatti, e sostenere che “un’altra Europa è possibile”, mentre la miseria e la sperequazione continuano a crescere.
Come si dice? Gli dèi accecano coloro che vogliono perdere.

31 marzo 2014 Pubblicato da | Società | , | 1 commento

Jacques Sapir: L’Europa contro gli europei

Partendo  dalla recensione di un recente libro di Coralie Delaume  (Europe – Les états désunis, Michalon, Paris, 2014), Jacques Sapir esprime alcune interessanti considerazioni sul sistema Europa. Qui il testo integrale del suo post, e di seguito un mio riassunto.

Europa trespolo

Il “referendum confiscato” del 2005 in Francia è considerato il peccato originale della costruzione europea – quello che ne ha caratterizzato il successivo sviluppo autoritario. Un episodio che prefigurava la futura  brutalizzazione dei popoli, quello greco in particolare. Ma questo episodio è a sua volta prefigurato dai comportamenti della Troika prima del 2005. Dal “funesto” Trattato di Maastricht in poi, infatti, ci sono state progressivamente sottratte una a una le nostre libertà fondamentali. Con amabilità tartufesca, in nome di una socialdemocrazia e di un’Europa solidale mai realizzata, ci hanno resi orfani della nostra sovranità, e quindi della nostra libertà.

I tre popoli
Ci sono tre concetti di popolo: il popolo democratico, il popolo sociale e il popolo nazionale. Sono gli aspetti interdipendenti di una stessa realtà. Il popolo “democratico” prende forma solo attraverso il popolo “nazionale”. Senza sovranità non ci può essere Stato né legittimità democratica [1]; non ci può essere, di conseguenza, legalità. Affinché possa esistere il popolo democratico, occorre che si costruisca il popolo nazionale, una condizione certamente insufficiente ma assolutamente necessaria. E la costruzione del popolo nazionale non può che passare dallo Stato. Inoltre, la costruzione del popolo democratico implica quella del popolo “sociale”, il quale a sua volta si concretizza nello Stato sociale, espressione delle spinte progressiste dei secoli XIX e XX, che proprio l’odierno sistema europeo sta smantellando.
Senza giustizia sociale, senza equità nella distribuzione della ricchezza, il funzionamento della democrazia viene compromesso e il popolo democratico distrutto.

Quello democratico, quello sociale e quello nazionale sono tre aspetti intimamente legati, se viene meno uno vengono meno gli altri  ed  è allora lo stesso concetto di “popolo” che perde di significato.
Le politiche della Troika (Commissione, BCE, FMI), il cui agire richiama il concetto gramsciano di “cesarismo burocratico”, hanno potuto affermarsi solo perché queste istituzioni si sono poste in maniera ortogonale alla democrazia. Ma se lo stesso FMI ha spesso manifestato dubbi sulla validità di queste politiche, allora bisogna pensare a una specifica dimensione europea nel processo di distruzione delle regole democratiche, dello Stato sociale e infine dei popoli.  Perché al di là di tutti i contorcimenti retorici, l’assenza di un popolo europeo permette alle eurocrazie di disaccoppiare la democrazia dal popolo, uccidendola di fatto come successe fra il 2005 e il 2007 durante il processo che dal “referendum confiscato” arrivò al Trattato di Lisbona.

paresh-troika www.presseurop.eu

Ideologia europeista e anti-politica
L’Unione Europea cerca deliberatamente di sostituire la legittimità politica con una legalità tecnocratica. Stiamo assistendo a una “depoliticizzazione della politica”, secondo un’ideologia le cui fondamenta teoriche si richiamano di fatto a Von Hayek. [2]. Si tratta di sacralizzare la proprietà privata contro qualsiasi limitazione, diretta o indiretta: da qui, la necessità di affermare la vacuità delle scelte politiche contro la pertinenza delle scelte economiche presentate come “tecniche” e in quanto tali naturali e ineluttabili. L’idea che sottostà al concetto di TINA (There Is Not Alternative, non c’è alternativa) è che la politica è superflua: si svuotano le forme  democratiche di contenuto fingendo di continuare a rispettarle.

Quella dell’Unione europea è la storia del progressivo abbandono delle nozioni di sovranità e legittimità a vantaggio della sola legalità. Succede anche nelle democrazie parlamentari, ma dove qui si tratta di una tendenza più o meno accentuata e rettificabile, nell’Unione Europea diventa un processo parossistico privo di controllo alcuno. Bisogna rivendicare l’inversione dei ruoli, ridare legittimità alla legalità. Ormai un provvedimento è giusto perché assunto in modi legali, seppure la legalità viene stabilita in maniera illegittima: è la logica seguita dalla Corte di Giustizia di Strasburgo, una strana corte di giustizia che non ha un popolo di riferimento.
Se gli uomini hanno bisogno di leggi e non possono accontentarsi di accordi bilaterali, è perché l’informazione è imperfetta e le loro capacità cognitive sono limitate. E tuttavia anche le leggi, come i contratti,  sono imperfette e incomplete. Bisogna riconoscere dunque l’irriducibile limitazione del legislatore, e questo implica che una legge può essere ingiusta pur essendo legale. Questo reintroduce la nozione di legittimità. Poiché i legislatori europei sono ben coscienti che il legale è possibile solo in quanto legittimo, hanno cercato di limitare la legittimità al solo aspetto tecnico. Ma affinché una decisione sia tecnicamente legittima, occorre un consenso spontaneo e generalizzato sui valori; tuttavia appena si affrontano problemi complessi questo accordo spontaneo e generalizzato cade. Occorre quindi costruirlo consapevoli che sarà un consenso contingente, legato al contesto della sua costruzione, e questo si chiama Politica. Inoltre, occorre che gli attori che partecipano alla costruzione di un sistema di valori siano liberi. E’ per questo che debbono essere sovrani.

La logica del diritto europeo porta invece alla una figura mostruosa di un legislatore autoreferenziale, che si pretende onnisciente per potersi affermare onnipotente. In questo processo però si libera da ogni vincolo di coerenza. La recente crisi ucraina ne è un buon esempio: da una parte viene riconosciuto un potere che si costituisce attraverso la piazza e rovescia l’assetto costituzionale del paese, solo perché si pronuncia a favore dell’adesione all’UE; dall’altra è dichiarata illegale la legittima decisione della Crimea di esprimersi attraverso un referendum.
Dimostrazione lampante dell’incoerenza e soprattutto della hybris dei dirigenti europei.

Tensioni divisive sempre più forti vengono generate da quegli stessi  meccanismi, fra tutti e in primo luogo l’euro, asseritamente pensati per unire. L’euro distrugge l’Europa. Ai popoli dell’Eurozona, a cui era stata rappresentata la favola di un’unione di paesi cooperativi e solidali, viene oggi richiesto di competere gli uni contro gli altri in una concorrenza al ribasso che sta distruggendo e ha distrutto qualunque parvenza di Stato solidale, annullando una tradizione sociale che era il marchio culturale europeo.

§

[1] In un precedente articolo Sapir cita la sentenza della Corte costituzionale tedesca del 30/06/2009, commentata in questo articolo di eTOILE, secondo la quale il Parlamento europeo non è il luogo della sovranità del Popolo europeo, che non esiste, ma soltanto il luogo di rappresentanza dei Popoli nazionali, i cui diritti non possono essere garantiti che dai rispettivi Parlamenti, cioè dai rispettivi Stati nazionali.

[2] Su Hayek e l’Europa si vedano le convincente analisi  di L. Barra Caracciolo, sia sul suo blog Orizzonte 48 che nel suo libro ( “Euro e/o? democrazia costituzionale” – Dika Giuridica Editrice – Roma 2013).

§

Pubblicato anche su Appello al Popolo.

23 marzo 2014 Pubblicato da | Società | , , , , | 1 commento

Renzeide ovvero dell’inesistenza della politica

Originally posted on zeroconsensus:

renzi9

25 febbraio 2014: “La Cassa Depositi e Prestiti (…) in 15 giorni permetterà di sbloccare i 60 miliardi che sono bloccati per i debiti della P.A” (Matteo Renzi a Ballarò) ;

12 marzo 2014: Sblocco «immediato e totale dei debiti della P.A. che pagheremo entro luglio” (Matteo Renzi, conferenza stampa sul programma di governo);

Renzi sposta per la terza volta da luglio al 21 settembre lo sblocco dei debiti della P.A. (ieri a Porta a Porta)

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17 marzo 2014 Pubblicato da | Uncategorized | 2 commenti

Ashton/Paet, un romantico duetto per l’Ucraina

Ashton Paet

Il 26 febbraio scorso una telefonata fra il Ministro degli esteri estone, Urmas Paet, e l’Alto rappresentante per gli affari esteri europei Catherine Ashton, è stata intercettata e resa pubblica, non si sa bene se dai servizi segreti russi o da funzionari dei servizi segreti ucraini ancora fedeli al deposto Yanukovitch.
L’autenticità delle trascrizioni, in un primo tempo messa in dubbio dalla stampa occidentale che l’etichettava come cospirazione, è stata confermata dal Ministero degli esteri estone quando la registrazione è stata pubblicata in rete il 5 marzo. Il comunicato precisava che “il Ministro Paet stava dando una panoramica di quanto aveva sentito il giorno prima [25/2] a Kiev, ed esprimeva inquietudine per la situazione”, e rifiutava “l’interpretazione secondo cui Paet stesse dando una valutazione del coinvolgimento dell’opposizione nelle violenze”.

Il giorno prima, 4 marzo, il neo Ministro degli interni ucraino, Avakov, aveva dichiarato che gli spargimenti di sangue in Majdán Nezaléžnosti erano stati causati da non meglio specificate “forze non ucraine”.

Nella telefonata Paet cita la testimonianza di Olga Bogomelets, un personaggio che difficilmente può essere ascritto ai sostenitori del deposto presidente Yanukovich: è stata medico personale di Viktor Yushchenko ai tempi della Rivoluzione arancione, è stata insignita di un premio da Radio Liberty ed ha incoraggiato i propri studenti di medicina a prendere parte alle manifestazioni pro-euro di Piazza dell’Indipendenza.

Anche se, lo confesso, non seguo con assiduità giornali e telegiornali, ho l’impressione che questa intercettazione non ha meritato presso i media italiani lo stesso rilievo che in altre occasioni hanno attribuito ad altre, a mio sommesso avviso molto meno cruciali.
Forse quelle di di Kiev sono state manifestazioni spontanee e non – come alcuni sostengono – eterodirette e fomentate da provocatori di varia natura, incluso bande neo-naziste e mercenari al soldo dell’opposizione; forse l’abbattimento di un presidente legittimamente eletto è stato davvero il risultato di un movimento popolare ispirato dal desiderio di libertà e dal sogno comunitario europeo, e non un golpe bell’e buono. (Del resto, se non fosse così né UE né USA si sarebbero precipitati a dichiarare legittimo un governo instaurato con procedure quantomeno irrituali… suppongo).
E tuttavia mi pare che il documento sonoro rubato sia una preziosa testimonianza e meriti miglior fama. Ho pensato quindi di darne qui una trascrizione la più completa possibile. Per farlo ho dovuto chiedere l’aiuto a mia figlia Stefania, che per ragioni biografiche ha maggior dimestichezza di me con l’inglese parlato; ma anche così non siamo riusciti a venire completamente a capo dei borborigmi emessi dai due interlocutori.
Lì dove ci siamo arresi, troverete fra parentesi quadre sia il senso presunto di frasi che non abbiamo saputo tradurre letteralmente, sia – con puntini di sospensione – i brani che sono sfuggiti ostinatamente al nostro comprendonio.

Chi volesse integrare o correggere è il benvenuto.

Documento sonoro originale.

Trascrizione ( A: Ashton; P: Paet):

A: Volevo che mi mettessi al corrente di quello che hai visto quando eri laggiù.
P: Sono tornato da ieri sera, sono stato là un giorno.
A: Sì. Impressioni?

P: Le impressiono sono [...] Ho incontrato rappresentanti del  Partito delle Regioni [ di Yanucovich], rappresentanti della nuova coalizione e della società civile. C’è questa signora di nome Olga  che è capo dei medici. Dunque le mie impressioni [...] non c’è fiducia neanche verso questi politici che sono saltati fuori dalla coalizione. La gente di Majdan e della società civile dice che conosce tutti quelli che entreranno nel governo, tutta gente che ha uno sporco passato. Hanno fatto proposte alla stessa Olga e ad altri membri della società civile di aderire al nuovo governo, ma Olga per esempio dice che è pronta ad entrare nel nuovo governo solo nel caso possa portare con lei la sua squadra, esperti internazionali per attuare una vera riforma sanitaria.
Questo è tutto. Sostanzialmente il livello di fiducia è assolutamente basso.
D’altra parte [ci sono] tutti i problemi di sicurezza, integrità territoriale, Crimea, tutta questa roba…  Il Partito delle Regioni era totalmente furioso. Hanno detto ok, accettano che ci sarà un nuovo governo, ci saranno elezioni straordinarie,  ma c’è un’enorme pressione sui membri del parlamento, ci sono visitatori non invitati che intimidiscono i membri del partito… Alcuni giornalisti che erano con me  durante la giornata hanno visto un parlamentare picchiato davanti al parlamento da manifestanti armati.
Quindi c’è ancora tutto questo casino, e naturalmente questa Olga e altri della società civile sono assolutamente certi che la gente non lascerà le strade finché non vedranno partire vere riforme. Per cui non è abbastanza che ci sia un mero cambio di governo.
Questa è in effetti la principale impressione, degli stati dell’Unione europea e anche dell’Estonia, naturalmente.  Dovremmo essere pronti a mettere sul tavolo questo pacchetto finanziario e altre cose. Ci vuole un messaggio molto chiaro  che il solo cambio di governo non è abbastanza ma [che c'è bisogno di] vere riforme e azioni per aumentare il livello di fiducia, altrimenti finirà tutto male.
Perché anche il Partito delle Regioni ha  detto:  vedrete che la gente della parte orientale  dell’Ucraina si sveglierà per davvero e comincerà a rivendicare i suoi diritti.
[Alcune delle persone che erano con me sono state in Donesk. La gente là dice: noi non possiamo aspettare. Per quanto tempo l'occupazione dell'Ucraina durerà in Donesk, che è una città a maggioranza russa? e ora vorremmo vedere la Russia assumere...]
Ecco in  sintesi le impressioni.

A: Sì, molto interessante. Ho appena avuto un importante meeting con Olli Rehn e gli altri commissari in merito a cosa possiamo fare. Possiamo contare su pacchetti finanziari a corto, medio e lungo termine, ogni  cosa. Ottenere soldi rapidamente, [...] piani di di investimento, consulenti eccetera.
Da un punto di vista politico guardiamo a che tipo di risorse abbiamo e io ho offerto alla società civile [....] e a chiunque ho incontrato ieri [...] possiamo offrire persone che sanno come fare le riforme politiche ed economiche. I paesi vicini all’Ucraina sono passati loro stessi attraverso cambiamenti spettacolari, grandi riforme politiche ed economiche. Quindi noi abbiamo un sacco di esperienza da offrivi [...] Ho detto alla gente di Majdan sì voi volete vere riforme politiche [...] voi dovete prima pensare al breve termine. Quindi dovete trovare il modo in cui voi potete stabilire un processo che avrà l’anti-corruzione come obiettivo principale, avrete gente che lavora al vostro fianco fino alle elezioni, e potete avere fiducia nel processo [?].
Ho anche detto ad Olga se non sei ministro della sanità ora dovresti cominciare a pensare di diventarlo in futuro. Perché ci sarà bisogno di persone come te per realizzare le cose.
Ma ho anche detto loro che se vi limitate a fare barricate davanti al parlamento allora [il parlamento] perde la sua funzione, noi non possiamo mandare soldi perché abbiamo bisogno di un parlamento con cui relazionarci.
E ho detto al leader dell’opposizione [in procinto di andare al governo] tu devi andare in Majdan, devi dialogare con loro,  devi anche riportare i poliziotti nella strada con un nuovo senso del loro ruolo, in modo che la gente si senta sicura. Ho detto al Partito delle Regioni voi dovete andare a deporre fiori dove la gente è morta. Dovete fare vedere che voi capite ciò che è successo qui. Perché quello che voi state sperimentando è la rabbia della gente che ha visto come viveva Yanukovitch e la corruzione, e loro pensano che siete tutti uguali. E chi ha avuto dei lutti  pensa che sia stato Yanukovitch ad ordinare gli omicidi. E’ stato uno shock per la città… [e tutto questo uscirà fuori nei modi più strani se non state attenti].
[...] Dobbiamo analizzare la situazione. Abbiamo avuto un importante meeting  oggi per avviare tutto questo. Sì, comunque le tue osservazioni sono molto interessanti.

P: Il solo politico di cui la gente parlava positivamente era Prochenko [?].

A: [poco convinta] Si… si…

P: Quindi lui aveva  qualche foto [...] fiducia dalla gente di Maidan e società civile. [...] In effetti è abbastanza increscioso. La stessa Olga ha detto che tutte le prove mostrano che le persone di entrambe le parti uccise dai cecchini, poliziotti e dimostranti, erano gli stessi cecchini che uccidevano la gente di entrambe le parti.

A: Uhm sì …

P: Poi anche lei mi  ha mostrato alcune foto, ha detto che come medico  poteva affermare che si trattava della stessa mano, stesso tipo di  pallottole. Ed è veramente increscioso  che ora la nuova coalizione non voglia investigare su quello che è successo davveroQuindi c’è la sempre maggiore convinzione che dietro i cecchini non c’èra Yanukovich ma qualcuno della nuova coalizione.

A: Io penso che sì, noi vogliamo investigare. Voglio dire, io non lo avevo sentito, è interessante, cavolo.

P: Quindi questo è veramente increscioso. [...] Questa coalizione è già screditata fin dall’inizio.

A: Questo è ciò a cui devono stare attenti. Devono chiedere grandi cambiamenti, ma devono lasciare che il parlamento funzioni. Perché se la Rada non funziona ci sarà un caos completo. Quindi se sei un dottore e un attivista è molto importante, ma non sei un politico e in qualche modo devono arrivare a un qualche arrangiamento per poche settimane. [...] Ho in programma di tornare all’inizio della settimana prossima, probabilmente lunedì.

 P: E’ molto importante sapere che l’Europa e anche [...] si facciano vedere laggiù.

11 marzo 2014 Pubblicato da | Geopolitca | , , , | Lascia un commento

Grecia: il cancro può attendere.

Da: ilfattoquotidiano.it

Da: ilfattoquotidiano.it

Sull Washington Post il Ministro della sanità Adonis Georgiadis ha smentito chi sparge voci allarmistiche sulla situazione sanitaria in Grecia: tutti gli ospedali pubblici continuano a fornire assistenza ai casi di emergenza, quale che sia la situazione assicurativa del paziente.

“Tuttavia – ha precisato – una malattia come il cancro non è considerata urgente, a meno che non sia allo stadio terminale”.

Adonis Georgiadis: Koolnews.gr

Adonis Georgiadis: Koolnews.gr

4 marzo 2014 Pubblicato da | Società | , , , | 3 commenti

Roberto, prigioniero del silenzio in Guinea Equatoriale

Originally posted on Noise From Africa:

Fiaccolata a Latina per la liberazione di Roberto

Verità, al di là di ogni fantasia

Immaginate di esser rinchiusi in una camera senza finestre, in cui la temperatura è in media 40 gradi, dove il cancello si apre solo una volta al giorno per un cambio di secchio d’acqua. Immaginate che questa camera sia 2 metri per 3; vi entrano senza difficoltà alcuna topi e zanzare che difficilmente vi lasceranno dormire. Immaginate ancora che da quel cancello ogni tanto facciano ingresso soldati sadici, armati di bastone e fruste, voi soli contro molti. Immaginate che questa camera sia una cella carceraria africana. Immaginate di non capire il motivo per cui siate stati rinchiusi e di non aver voce, nonostante proviate a urlare. Ecco. Ora vi chiamate Roberto Berardi e la sua storia è anche la vostra.

Il caso dei Marò italiani detenuti in India dal Febbraio 2012 ha scosso l’opinione pubblica…

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3 marzo 2014 Pubblicato da | Uncategorized | 2 commenti

Di lapsus freudiani, di vassallaggi inconfessati.

Stamattina a Omnibus, su La7, discussione incentrata sull’emergenza lavoro. Conduceva la giornalista Alessandra Sardoni. Ospiti in studio: i politici Lanzillotta di Scelta Civica e Migliore di SEL, e i giornalisti Bechis e Gumpel. In collegamento Filippo Taddei, responsabile economia del PD.
Tutta gente allucinata  dal dato “allucinante” della disoccupazione, balzata a un drammatico 12,9%  (non che il dato del mese precedente, 12,7%,  fosse più rassicurante, ma allora non c’era un giovane Presidente del consiglio a darne contezza via twitter).

Freeforumzone.leonardo.it

Freeforumzone.leonardo.it

Potete immaginare, visti gli intervenuti, che la trasmissione non passerà alla storia per la profondità degli interventi. E tuttavia direi che l’introduzione della conduttrice è stata memorabile, grazie a un lapsus freudiano  davvero significativo, che trascrivo fedelmente di seguito per chi se lo fosse perso:

“… disoccupazione, al 12,9%. Cifre che lo stesso Renzi, ieri, in un tweet, mentre ha riunito il consiglio dei ministri definiva allucinanti. [...] Andrei subito da Filippo Taddei, e partirei dalle cifre allucinanti, come ha detto Matteo Renzi, perché queste cifre allucinanti della disoccupazione hanno fatto – come dire? – reiterare la promessa di questo Jobs-Act entro il 17 marzo, giorno in cui Renzi   dovrà presentarsi … ehm… andrà a colloquio con Angela Merkel”.

E poi dice che i giornalisti certe cose non le sanno.

lastampa.it

lastampa.it

 

1 marzo 2014 Pubblicato da | Società | , , | 1 commento

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